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giovedì 13 ottobre 2011

State of the Art

Ho poco tempo di scrivere sul blog, in particolare di scrivere cose sensate. Già scrivo male di mio, poi i miei neuroni devono ancora ritornare dal congedo, temo anzi che quei pochi che restano si licenzino in massa per protesta contro le condizioni di lavoro. In effetti i "turni di notte" sono migliorati solo un po' di recente, tra bimba che vuole il ciuccio e soldatino che si infila sotto le coperte del lettone (poi vuole il latte, poi vuole il papà, poi vuole la mamma, poi vuole la camicia della mamma, poi rivuole il papà, poi vuole la colazione... ma sono le 3 di notte!?)

Ecco quindi un post alla bell'e meglio, per aggiornare chi ci segue sulla situazione.

Martina ha ormai sei mesi: sta seduta, afferra qualsiasi oggetto le capiti a tiro e chiacchiera nella sua favella di sillabe e urletti. Stamattina ha detto "papà" a Marco, crediamo con intenzione. O forse voleva la "pappa", chissà.
Ha abbandonato già da qualche settimana la tetta materna in favore del bibe e delle pappe. Con un certo sollievo della mamma, devo dire, ché fisicamente non ce la facevo più: nell'ultimo periodo ciucciava ogni due ore e sembrava che il mio latte non le bastasse mai. Invece con bibe e pappe d'avena è ritornata tranquilla e soddisfatta, pronta ad elargire sorrisoni sdentati e gorgoglii a chiunque le si avvicini.
Anche il piccolo guerriero è diventato loquace. In italiano ormai parla a ruota libera, non esiste ragionamento troppo complicato. Passato e futuro rimangono ancora regioni inesplorate, ma ci stiamo arrivando. Il bello però è che sta cominciando a ingranare anche con lo svedese. È talmente eccitato da questa nuova possibilità di comunicare che non esita a provarla su chiunque. E così può capitare mentre passeggiamo per strada, che si rivolga ad un distinto e sconosciuto vichingo con un "Hej!" al che il vichingo, per educazione, risponde "Hejsan!" e lui imperterrito tirando fuori i suoi tesori dalle tasche: "Titta! Jag har en bil!"(guarda! ho una macchina!), al che il vichingo conquistato si fa trascinare in una approfondita disquisizione su colore e velocità della macchinina. Dopo poco il piccolo si congeda con un "Hejdå!" e se ne viene da me tutto soddisfatto con un "Visto mamma? Ho parlato con quello signore. Ho parlato in svedese! ".
Anche la sorellina è un valido aiuto per la vita sociale. Non c'è signora al di sopra dei 40 anni che le sappia resistere. Non ho mai attaccato bottone per strada con così tante persone, neppure in Italia.

Nel frattempo è finito il mio periodo di congedo a tempo pieno e già da cinque giorni sono tornata al lavoro part-time. I piani di famiglia prevedono che i prossimi sei mesi siano divisi tra Marco e me "fifty-fifty": io lavoro la mattina, lui il pomeriggio. Quando Martina compirà un anno potrà andare al nido, ma per i primi mesi vorremmo che ci stesse solo per poche ore al giorno, quindi si prevede un'ulteriore divisione del lavoro, magari con un "mezzo part-time" a testa.
Da quando ho cambiato lavoro, a gennaio scorso, ho tutta una serie di paranoie lavorative ricorrenti (ma non starò buttando via la mia preparazione come medico d'urgenza? ma ce la farò a studiare per un'altra specialità, ora che ho due bambini?). Non sono domande da poco: si dice che le conoscenze di un medico siano obsolete dopo un tempo che va dai quattro ai sette anni. La medicina è aggiornamento continuo, per cui facendo ambulatorio diagnostico e restando fuori dalla pratica clinica per alcuni anni, rischio di dover fare molta fatica per ritornare. D'altra parte per specializzarmi in fisiologia clinica devo (ri)costruirmi una preparazione anche teorica che richiede del tempo sui libri, tempo di cui sono tremendamente a corto. Tanto per complicare le cose, il ministero svedese ha deciso di rivedere le regole per la formazione, per cui ad oggi una parte del piano di studi non è chiaro.
Bene, allora perché lo faccio.
Intanto, questa specialità mi interessa, proprio a livello scientifico, altrimenti qualsiasi vantaggio pratico sarebbe irrilevante.
Poi, mi permette di pianificare la giornata ed avere degli orari fissi, che per un medico d'urgenza è difficile, perfino in Svezia. Consente per esempio di fare un part-time, cosa altrimenti inaudita. È meno stressante del pronto soccorso o di un reparto per acuti, dove l'imprevisto è la regola e i riflessi devono essere sempre all'erta. Almeno è meno stressante al mio livello attuale, perché vedo invece che la primaria lavora per tre.
Sostanzialmente lo faccio per i bambini: mi sono resa conto che il loro benessere dipende in gran parte dal mio livello di stress. Inoltre hanno bisogno di un ritmo regolare. Il piccolo guerriero, per esempio, ha risentito dei miei numerosi turni di notte e della nostra stanchezza (di entrambi) lo scorso anno, reagendo con un'ansia da separazione spropositata. Purtroppo non era possibile fare altrimenti: nuovo lavoro, nuova lingua, nuove responsabilità. È stato un periodo duro per tutti e mi sembra che solo adesso il piccolo l'abbia riassorbito.
Devo ringraziare il congedo di maternità per Martina: Richi se l'è goduto quasi più della sorellina, io ho rallentato e ho trovato una dimensione diversa con i bambini.
I bambini sono incredibili. Puoi dimenticarti di tutto quando stai con loro, e trovarti ad osservare una foglia o un bruco per cinque minuti buoni, divertirti per le ghiande che cadono a terra con una folata di vento, e chiacchierare con una sconosciuta perché il piccolo guerriero ha fermato il suo cane per coccolarlo.
Dovrebbero scrivere un libro: "Lo Zen e l'arte di allevare i marmocchi".

E un'altra cosa: i bambini si accorgono di tutto quello che pensi, anche se non lo dici. Stare con i bambini è un esercizio di sincerità.

Vi lascio con un dialogo di stamattina:

R: "mamma io voglio stare qui con te"
G: "anch'io vorrei, ma lo sai che la mamma, alla mattina, va al lavoro"
R: "al lavoro all'ospedale?"
G: "sì"
R: "vengo anch'io!"
G: "purtroppo non si può"
R: "ma sì, adesso! Ci vengo con l'autobus!"
G: "facciamo così, parlo con la mia capa e organizziamo così una volta puoi venire a vedere."
R: "mamma io vengo lì e ci parlo io con la capa!"




lunedì 11 aprile 2011

No Martina No Party!


Prima di iniziare vorrei precisare che non è per questo che abbiamo scelto il nome! Chi ci conosce sa BENISSIMO che a parte me (e mia sorella e i miei genitori) il resto della famiglia è sostanzialmente astemio…

Giulia: non è che sono astemia, è che mi ubriaco con una birra da 3 gradi e mezzo...

Beh dai, è grazie a lei che abbiamo brindato così tanto in questi ultimi giorni. Si certo, vige il regime di par condicio, e quindi TUTTI i brindisi sono stati intitolati a Martina, Rocket, la salute, la famiglia, a "quella che finisce per no", ecc.

Comunque dopo lunga attesa (quando ordini qualcosa hai sempre fretta che arrivi) è arrivata, LEI, la patatina ufficiale della famiglia.

Una bambina frettolosa, curiosa, frizzantina, golosa (di latte), con gli occhi color celestinorosapallido (scuro) e i capelli circabiondicci neri, che assomiglia un po' alla mamma, e un po' al… postino? Troppo presto per dirlo…
Amore, hai presente quel bel vichingone del quarto piano...?

Come tutte le cose di casa nostra anche la "pupattola" è arrivata con la classica modalità all'italiana, ovvero: sembra tutto organizzato bene, sembriamo tutti pronti fino alle unghie dei piedi e invece è il caos che governa tutto, e la nostra bravura nell'arrangiarci ci porta fuori dai guai.

Ma andiamo con ordine.

Nelle scorse settimane Giulia aveva avuto non pochi falsi allarmi, contrazioni, dolorini, ecc. Hai presente no?

Beh dovrò' mica spiegarti come nascono i bambini!

Comunque, dopo tutta una settimana di contrazioni "di allenamento" sabato mattina (il 2 aprile) partono di nuovo, e siccome parevano buone mi azzardo a dire: "Che ne dici se facciamo una passeggiatina? Magari stimola un po'…".
Avremo fatto 10 km a piedi.

La mattina in giro per il parco mi sembrava proprio di essere in travaglio, poi niente... ci riproviamo al pomeriggio, la passeggiata sul fiume che adoro. Cielo grigio-metallo e vento teso, una caciara di uccelli sull'acqua. Su un pendio al sole trovo i primi crocus della stagione, un buon auspicio per la nascita... muoviti piccola, domani è luna nera e la natura si prepara ad accoglierti!

Tornati a casa Giulia era ovviamente stanca, e quindi si è buttata a letto. Passato tutto.
Domenica mattina (il 3 aprile) stessa identica cosa. Il pomeriggio poi siamo andati da Silvia e Gabriele, per una piccola rimpatriata con altri amici italiani e relativi pargoli.
Tutto tranquillo, Giulia aveva qualche contrazione all'inizio, poi si è seduta con le donne, davanti a tè e biscottini, si sono messe a circolare di cose di donne (poco serie quindi), e mentre i bimbi pascolavano allo stato brado, gli uomini parlavano di cose importanti.

G: Ma di che cosa parlavate? M: boh, non mi ricordo!

Ogni tanto buttavo un occhio a Giulia, la quale, tranquillamente seduta, pascolava.
Boh… mi sono detto… si è stoppato tutto.

Ore 18.30, la situazione diventa calda.
Siamo alla terza ripresa.
Rocket 99 cm per 15 kg, alla vostra sinistra in calzoncini e guantoni blu viene stretto alle corde, da Emma, 115 cm per 22kg (ma con 6 anni di esperienza), in calzoncini e guantoni bianchi. Ma il motto di Rocket è "più grossi sono più rumore fanno quando cadono" e non si lascia intimorire, anzi, finta, montante, ma Emma è coperta, allora scivola di lato, schiva un diretto e … GNAM! Rocket morde Emma.

Urla bestiali. La folla inferocita grida al fallo. Interviene l'arbitro a separare i due atleti super incazzatissimi. L'arbitro e il suo aiutante (rispettivamente la mamma di Emma ed io) fanno un super cazziatone a Rocket. "Se fai lo sgambetto a uno e quello cade e si spacca tutti i denti va bene, perché è deficiente quello che cade, MA NON SI MORDE!!!!!!".
Preso da un'improvvisa necessità di mettere in punizione il mio campione, lo tratto malocchio e lo obbligo a scusarsi. Lui fa il duro e non si scusa. Allora gli dico di salutare e lo vesto. Si torna nella nostra palestra… ehm a casa.

Giulia rimane tranquillamente seduta con il suo biscotto e il suo tè.

L'indifferenza al mondo esterno caratterizza la donna che sta per partorire. Una contrazione ogni 3-4 minuti, ma non fanno tanto male. Uhm, forse meglio se intanto saluto e me ne vado a casa (50 metri). Mi alzo in piedi il dolore aumenta... uhm può anche darsi che ci siamo.

ore 19 Giulia torna a casa, ha qualche contrazione, ma nulla di particolare.
ore 19.30 G si butta un po' sul letto. Penso... ecco ci siamo... ora le passa tutto... Che film ci guardiamo questa sera? Tortellini al burro e parmigiano ti vanno bene Riccardo?
G e' sempre mezza morta sul letto... ad un certo punto dice "è ora che chiamiamo in ospedale e chiama anche la Wendy" [nostra amica inglese ostetrica che lavora qui]

ore 20.05 chiamo Wendy, G si sta vestendo per uscire io sono già pronto mimetica e scarponi. Mio padre e' andato a prendere la macchina in garage.

ore 20.10 usciamo di casa e premo il bottone dell'ascensore...
io: "come stai?"
G: "bene, ho contrazioni forti... madonna queste sono DOGLIE!"
io: "stai tranquilla appoggiati qua, adesso andiamo eh?"
G: "si si..."

certo che avere un marito a cui appoggiarsi in ascensore è una gran cosa, qui le doglie si fanno serie, mi sa che ho aspettato troppo...

ore 20.12 siamo in macchina.

ore 20.13 chiamo Silvia e Gabriele per dirgli che "stiamo andando".

ore 20.17.02 la macchina si ferma davanti la porta dell'ospedale.

ore 20.17.04 sono in piedi con tutte le borse addosso, mio padre aiuta G a scendere, contrazione in corso, qualche piccola bestemmia dalla bocca di G.

ore 20.17.15 siamo davanti la porta. La porta è chiusa.

G: "MA PORC!@#$%^&&!!!!!!! MA VAFFFa&%#$@!$@#$!!!!! MA PERCHE' LA PORTA E' CHIUSA?" bisogna suonare il campanello.
deduco che sta avendo delle doglie fortine...

ore 20.17.20 ci aprono la porta entriamo e chiamiamo l'ascensore, la sala parto e' al secondo piano (nemmeno la Svezia è perfetta)

ore 20.17.45 usciamo dall'ascensore c'e' un'altra porta... CHIUSA, campanello + bestemmia.

ore 20.17.55 ci fanno entrare, con fare distratto una tipa ci fa accomodare in una stanza,

ore 20.18.04 G si butta sul letto, la tipa inizia la solita procedura "nome, cognome, codice fiscale... " e le mette dei monitoraggi sulla pancia.

io mi guardo un attimo intorno, butto la borse da una parte mi metto vicino a Giulia e cerco di non interferire con l'infermiera, arrivano 2 ostetriche.
Mi riguardo in giro... ma nella sala travaglio non doveva esserci la grande vasca con l'idromassaggio? e poi questo letto... sembra più un letto da sala parto che altro... ma...
Giulia è ancora vestita e molla un grido...

Qui la bimba nasce prima che abbia avuto il tempo di togliermi le scarpe

ore 20.30.boh Arriva la nostra amica Wendy che montava il turno di notte, convenevoli con il resto dello staff... mi saluta... tutta tranquilla come se parlassimo di Lewis, il suo cane...

Praticamente mi aggrappo addosso a Wendy, questo parto sta andando TROPPO in fretta, non faccio in tempo a respirare, a trovare la posizione e tutto il mio controllo del dolore va a quel paese, mi attacco al gas esilarante... esilarante un corno, fa giusto girare un po' la testa.

Beh... 3-4 spinte ed è uscita...
Sticazzi, questa è una descrizione da uomo. Il prossimo lo fai tu.

ore 20.56 Martina fa la sua comparsa e viene appoggiata sulla pancia della mamma.

Sei una bambina, lo sapevo! Sei nata con la luna nera e i primi crocus, hai un nome da guerriera ma il viso da streghetta, scommetto che sei magica, sicuramente hai tanta fame, ecco, questo si chiama latte ed è una delle cose belle del mondo, ti sei attaccata subito eh? Bimba intelligente. Mi guardi con quegli occhietti curiosi, vagisci, scalci contro la mia pancia come facevi da dentro, sei tutta piena di vita. Ho voluto tagliarti io il cordone. Sei al mondo, piccola mia.


Giulia stava benone, stanca ma tranquilla.
Ci hanno chiesto se volevamo fare merenda e cosa volevamo, ci hanno portato 2 tazze di the, 4 panini, e 2 calici di sidro per brindare alla nuova nata... che gentili!

Dopo un paio d'ore ci hanno portato nel reparto maternità. Una stanza tutta per noi.
Notte leggermente agitata, la pupetta aveva fame, ma G più di tanto non poteva darle, taci che sulla pancia del papà ha dormito un po'.

Lunedì mattina G era in piedi e camminava e si muoveva come niente fosse... Abbiamo chiesto se potevamo andare via, hanno visitato la bimba e hanno detto "ok!". Siamo tornati a casa per pranzo.

Ecco. Così nascono i bambini.

Ora è passata una settimana. La patatina dorme, ciucca e produce una adeguata quantità di cacchetta di un elegante colore giallo oro, molto trendy associato alla rigetta fucsia del pannolino.

Non so, sembra già in grado di farsi capire, quando ce l'ho in braccio e lei vuole cambiare posizione si agita in un certo modo, e io so che lei vuole venire su messa in piedi, e non si calma finchè non la metto in piedi. Se invece vuole solo girarsi un po' è inutile che la metti in piedi, e allora si agita in un altro modo, fa un piccolo gesto con la testa… ah le donne… dite che mi ha già addestrato?

Non urla più di tanto, non frigna, non si lamenta, dice qualcosa solo quando ha fame, e vuole la tetta. E anche lì basta dirle "vuoi il latte vero?" e lei si mette tranquilla ad aspettare. Ma non è mica stupida come l'elettore italiano medio… se dopo 5 minuti non arriva la tetta lei ti richiama all'ordine dicendo "E allora???" con un gesto da muratore che dice: "muoviti con quella gittata di cemento!" …. mmm …. oserei dire più un capocantiere che un semplice muratore.

Gesti da muratore, rutti da carrettiere… la mia piccola promette bene. Anche Rocket prometteva bene… e si è visto come è sbocciato.

Lui sapete… è un po' grezzo… ma ha tanto cuore… quindi magari capita che da sopra la collinetta del parco si butta di corsa verso di te e siccome non ha i freni con l'ABS, e io non gli ho ancora comprato un paracadute alla Batman, per fermarsi si schianta sulla carrozzina, dove la pupattola dorme beata.
Risultato? Rocket non si fa nulla, la pupattola continua a dormire… OK! Sono compatibili!!!

Si si, direte voi, vedrai tra un po'… Non ha ancora chiesto di riportarla in ospedale, e questo è un gran risultato… no forse no, forse non l'ha chiesto perché essendo uomo "dentro" non sa di poter chiedere una cosa del genere.

Ogni tanto smette di giocare per andare in cerca della sorellina, se la guarda gli prende un piedino, le tocca una manina. E poi fa: "Mi ha preso un ditino! Così, con il pugno!".
Quando la cambiamo vuole venire a vedere anche lui e le tiene il piedino.

Secondo me non si è ancora reso conto…

lunedì 21 febbraio 2011

Genitori in Svezia

Questo è un post che dedico a mia madre, che mi ha chiesto di parlare delle differenze tra essere genitori in Svezia e in Italia.

La rivista svedese più popolare sull'argomento "figli" non si chiama "Donna e Mamma", ma bensì "Noi Genitori" (Vi Föräldrar). Ce ne sono anche altre, per esempio "la guida dei genitori". In realtà, nemmeno cercando tra le riviste "femminili" sono riuscita a trovarne una sui bambini dedicata esclusivamente alle donne. Ce n'è sì una che si chiama "Mamma", ma parla più di salute in gravidanza, allattamento ecc. che non di come tirare su la progenie. A giudicare dalle edicole, altre cose sono considerate "femminili", come il ricamo o il lavoro a maglia, ma in Svezia i figli sono questione di coppia.

Il congedo parentale qui dura 460 giorni di cui 390 (circa 13 mesi) all'80% dello stipendio e i rimanenti 70 a un livello più basso. Due mesi del congedo a "stipendio" più alto sono riservati per ciascuno dei genitori (cioè, se il padre o la madre non ne usufruiscono, vengono persi), il periodo rimanente può essere suddiviso come si vuole tra mamma e papà. Da notare che c'è un tetto massimo per l'assegno mensile per cui che ha un reddito medio-alto non prenderà l'80% dello stipendio ma meno.
Poichè anche nella paritaria Svezia il reddito degli uomini è mediamente più alto di quello delle donne, questo è un disincentivo per il padre. Tuttavia secondo i dati dell'ente previdenziale svedese, più del 80% dei padri prendono il congedo. Per incentivare ulteriormente questa tendenza è stato creato lo Jämtställdhet bonus, bonus di parità. Tanto più equamente i genitori si dividono tra loro il congedo, tanti più soldi ricevono, come sconto sulle tasse l'anno successivo, fino a circa 1400 euro per una divisione "50-50". È assolutamente indifferente ai fini del congedo parentale che i genitori siano o meno sposati o conviventi.

I giorni di congedo sono a disposizione dei genitori fino al compimento degli 8 anni di età del bambino e si possono utilizzare come si vuole, tutti insieme in modo continuativo o divisi in periodi più o meno lunghi o perfino alcune ore al giorno per lavorare part time senza subire una drastica diminuzione del reddito. In pratica, gli asili svedesi non accettano bambini al di sotto dell'anno di età per cui la situazione più comune è utilizzare la maggior parte del congedo nel primo anno.
Il congedo parentale può anche essere usufruito dalla madre fin da due mesi prima del parto, se lo vuole, per stare a casa dal lavoro o fare un part/time.

Qui bisogna notare una differenza fondamentale tra Svezia e Italia. Secondo la legge italiana, la madre deve astenersi dal lavoro per 5 mesi (congedo obbligatorio di maternità), di cui 2 prima del parto e 3 dopo (eventualmente 1 e 4 con certificato medico della ASL). Questi 5 mesi di congedo obbligatorio, in Italia non sono fruibili dal padre salvo in casi eccezionali (es. grave malattia della madre). In Svezia non c'è alcun obbligo e la decisione della donna di stare a casa prima del parto e nei mesi immediatamente successivi sarà esclusivamente personale. In pratica la maggior parte delle donne stanno a casa un po' prima del parto e per i primi mesi di vita del bimbo, anche per poterlo allattare, ma non è un obbligo.

Un'altra differenza fondamentale sta nel fatto che la fruizione del congedo parentale non è in alcun modo legata al tipo di situazione lavorativa. L'unico requisito per ottenere l'assegno di genitorialità è di aver prodotto un reddito da lavoro almeno nei sei mesi precedenti o, se disoccupati ma precedentemente impiegati, di non aver smesso di lavorare da più di due mesi. Chiaro che il reddito dev'essere stato regolarmente dichiarato, ma qui l'evasione fiscale è quasi inesistente e se si pensa che il sistema previdenziale risarcisce, in caso di malattia o invalidità, proprio sulla base del reddito dichiarato, si capisce bene il perchè.
Con reddito da lavoro si intende qualsiasi attività, come dipendente a tempo determinato o indeterminato, precario, occasionale, libero esercente, partita IVA o quel che vi pare, non fa differenza. Per cui la signora che si mantiene facendo la pedicure in casa la sera ha esattamente gli stessi diritti della manager in carriera o del dipendente del Comune.
Si conta come reddito anche la borsa di studio che gli studenti ricevono per mantenersi all'università, per cui fare un figlio durante gli studi non è impossibile anche senza ricorrere all'aiuto dei nonni, ed in effetti è una situazione abbastanza frequente. E anche chi è disoccupato o occupato da meno di sei mesi ha diritto ad un assegno "minimo" di genitorlialità dall'importo di circa 500 euro mensili.
Nato il bimbo, ai genitori viene automaticamente assegnato un altro contributo, il Barnbidrag, circa 110 euro mensili per ciascun bambino presente in famiglia oltre ad un contributo aggiuntivo per famiglie numerose. La cosa per me strana è che il barnbidrag viene dato a tutti indipendentemente dal reddito. L'idea è che sono soldi del bambino, che la famiglia può usare per le spese correnti se ne ha bisogno oppure mettere via per il suo futuro.
Quindi riassumendo: congedo parentale per tutti, precari e non, inclusi gli studenti. Più di un anno di congedo, quell'anno che in molti ritengono essere critico per lo sviluppo del bambino (e io concordo, per esperienza). Incentivi per la divisione del congedo tra i due genitori. Contributo mensile a tutte le famiglie con bambini.
Ah già, c'è anche una legge che obbliga tutti i Comuni a fornire un posto all'asilo a tutti (100%) i bambini al di sopra di un anno di età i cui genitori lavorano o studiano.
Fin qui le leggi. Poi c'è il fattore culturale, illustrabile con un esempio.
Quando stavo finendo la specialità, una mia collega che aveva finito da poco fece un colloquio con il primario di un pronto soccorso che aveva urgente bisogno di personale. Se non sbaglio, erano "sotto" di 3 medici, non poco per dover coprire i turni 24/24. Questa situazione non è affatto infrequente in Veneto, un po' tutti gli ospedali piccoli hanno lo stesso problema. E allora perchè la sottoscritta se n'è ingratamente andata abbandonando la terra natìa?
La mia collega era brava (più di me), competente e a mio parere qualunque primario avrebbe dovuto fare carte false per tenersela. Il colloquio andò bene finchè il tipo non le disse con tutta naturalezza: "sei brava e io ti prendo, ma mi devi promettere di non andare in maternità per almeno 3 anni". La mia collega rifiutò il posto.
Cioè. A 30 anni, dopo che ne hai studiati 11 e penseresti di mettere le basi per la tua vita. E se succede così a un medico, che ha una professionalità richiesta, figuratevi alla comune impiegata.
Ora l'ho detto mille volte che la Svezia non è il paradiso.
E aggiungerò che molti Paesi europei hanno ormai politiche sul congedo parentale simili o persino migliori a quelle che ho descritto.
Ma facendo il confronto con casa nostra, un po' di rabbia viene. O no?

mercoledì 12 gennaio 2011

Viva la mamma (e il papà)

I miei ricordi di bambino continuano a venire fuori ogni tanto. Pensieri ricorrenti.

In alcuni di questi momenti mi trovo a Milano, sulle scale della casa in via Vespucci 7 e dico a mia mamma "il popà (papà [ndt]) è già giù!", avrò avuto 2 anni e mezzo. Oppure sto per andare al parco e in ingresso mio papà mi sta chiudendo un giubbottino di velluto, con 2 bottoni e una chiusura lampo. Oppure siamo in strada a sistemare la Dyane 6 per il freddo. Immagini molto vivide.

In altri invece sono a Valle Martella, in provincia di Roma. Il posto più bello dove un bambino possa passare l'infanzia: natura, libertà, pericoli, guerriglia e bande di ragazzini.
Qui sono un po' più grande, e quindi anche i "filmini" nella mia memoria sono più complessi.

Che forte quella volta che io e mio padre eravamo giù in laboratorio (avrò avuto 5-6 anni) e mia mamma arriva con l'aria furbetta. Dietro la schiena nasconde un uovo d'oca (il primo) e si gode le nostre espressioni quando ce lo mette in mano! E quella volta che mia sorella ha trovato una pecora nel garage? È passata alla storia. E ancora l'altalena, o le albicocche in piscina!

Mi piace avere questi ricordi. Anche se mi sembrano pochi in confronto a tutta la mia vita… chissà dove sono finiti gli altri giorni.
Sono piccoli avvenimenti visti con gli occhi di un bambino, e a rivederli da grande mi fanno pensare tante cose.
Mi fanno pensare ad esempio a quanto mi hanno dato mio padre, mia madre, il nonno Michele che mi ha insegnato a riparare le ruote bucate della bici…

Mi hanno dato tanto amore, tante cure, hanno sperato che non mi succedesse nulla. Chissà quanto hanno pensato a me. E anche a mia sorella…
Quando sei bambino non le pensi queste cose, ma ora che sono un papà è diverso. Ora queste stesse cose le provo per mio figlio, e posso ben comprendere.

Chissà se si sono chiesti le stesse cose che mi chiedo io per Rocket. Forse si, forse no. Erano altri tempi. Se solo penso a quanto hanno lavorato per la famiglia, per darci qualcosa. Certo hanno cercato anche di consigliarci per il nostro futuro, ma poi sai… i conflitti tra teenager e "matusa", le opinioni "leggermente" differenti (pur avendo le stesse idee di base). Va a finire che la tua strada la trovi da solo.

Beh, se sono dove sono adesso, e se ho quel che ho lo devo anche a loro, a quello che mi hanno insegnato ad essere.

Mi ricordo mio padre che un giorno mi chiese: "Ma tu cosa ci fai con il computer?". E sarà stato 10 anni fa o più (giuro che non mi ricordo cosa gli ho risposto) ma dopo qualche anno avevo una azienda mia… Dopo qualche altro anno ho comprato casa ecc.

E adesso che cammino nella neve tutti i giorni, ora che le mie invenzioni sono di importanza strategica un'azienda che sta a quasi 3000 km dai luoghi della mia infanzia (e domani grande show ad Oslo!), ora che mio figlio dice "bi-plano" e "bil da corsa" e che parla con i nonni via Skype, beh… quanto mi scoccia passare il compleanno di mia mamma quassù!

Si perchè la mamma è sempre la mamma! E quello che vuoi veramente è soltanto darle soddisfazione.

Tanti auguri mamma!

Eh… si…
Poi c'è l'altra mamma, l'Italia. Si, quella che io chiamo sempre italia. Perchè la I maiuscola se l'è persa negli ultimi 20 anni di menefreghismo di tutto e di tutti, a partire dai politici, e a finire dai cittadini.
È per colpa del troppo menefreghismo generale che ce ne siamo venuti via, non perchè odiamo la nostra patria. Quello che è stato un grande paese ormai è stato quasi completamente spogliato di tutto (voglia di fare inclusa).

Se tutti i grandi PADRONI si ricordassero che se adesso sono proprietari di grandi ricchezze ai caraibi e grandi panfili e grandi ville ecc. ecc. e se Marchionne si ricordasse che tutte le volte che la Fiat ha detto "siamo in crisi, licenziamo tutti" il governo di turno usava le tasse dei cittadini per fare le rottamazioni… È inutile sprecare parole che tanto non gliene frega niente a nessuno.

Beh… Viva l'Italia. Se solo l'italia si svegliasse…

lunedì 6 dicembre 2010

Io, io, io!

È accaduto: il piccolo guerriero è passato attraverso lo specchio. È una pentola in ebollizione, un calderone magico da cui non si sa che cosa verrà fuori. Apparentemente senza preavviso, nel giro di una settimana ha fatto un balzo in avanti nella sua concezione del mondo.
Sabato eravamo in auto dopo essere passati in un negozio, lui sedeva come al solito sul seggiolino.
Dico a Marco: vuoi che ci fermiamo a mangiare? Io non avrei molta fame. Marco risponde: neppure io ho fame. Da dietro giunge la voce offesa di Richi: IO ho fame! - Che cosa ha detto? Ha detto che ha fame? - Ci siamo guardati: e da quando parla in prima persona?
Richi, hai fame? - IO ho fame, mamma, vojo pappe!
Be' che dire... ci siamo fermati a mangiare.
Nei giorni seguenti l'io è ricomparso sporadicamente e come casualmente nei suoi discorsi, ma continuava per lo più con i soliti: Riccaddo pende bil da corsa, Riccaddo mette teno binaio: ciuf ciuuuuf!
Stamattina mentre faccio colazione viene da me tutto eccitato come se avesse scoperto un gioco nuovo e si mette a urlare: IO, IO, IOOOOO! Lo guardo stupita e lui mi spiega molto seriamente: Io si chiama Riccaddo! (dieci secondi canonici si scioglimento materno, vieni qui che ti riempirei tutto di bacetti)... Amore, si dice io mi chiamo Riccardo. UHM mi fa tutto soddisfatto e annuendo con aria decisa. Poi corre da Marco e gli urla: Io MI CHIAMO Riccaddo! Io MI CHIAMO Riccaddo! - Poi di nuovo tutto serio gli spiega: IO mi chiamo Riccaddo, tu si chiama Papà.
Coccolo, quante feste gli abbiamo fatto!
Sembrerà ridicolo, tutti i bambini prima o poi ci arrivano, non è mica Einstein. Ma sono ancora tutta emozionata. Perchè non è questione di correttezza lessicale (tra l'altro è mediamente indietro con il linguaggio, colpa del bilinguismo immagino) e nemmeno di sviluppo cognitivo. È proprio una tappa emotiva nuova. Sono convinta che l'uso dei pronomi marchi un modo diverso di percepire sè stesso e la realtà. Ormai capisce tutto dei discorsi che facciamo, è possibile spiegargli le regole e il loro perchè. Riesce a fare collegamenti fino a poco tempo fa impossibili (prima mangi la cena e dopo giochiamo con il trenino - la mamma è arrabbiata perchè hai dato le botte al tuo amico). Ora ha preso coscienza del fatto che esiste un IO distinto e separato: "IO mi chiamo Riccaddo"... il taglio del cordone ombelicale è definitivo, inizia l'esplorazione in solitaria di un mondo sempre piú grande e complesso.
Auguri, piccolo guerriero!

domenica 21 novembre 2010

No dogs, no kids (Asilo Republic)

Prendo spunto da un articolo comparso sul Corriere della Sera, questo qua per sparare le mie solite cazzate.

(A volte mi viene voglia di aprire un nuovo blog, su cui postare un commento alle notizie principali della giornata, perchè ho l'impressione che certa gente non capisca le assurdità di quel che succede. Prima o poi forse lo aprirò.)

Certo è questione di punti di vista, ma siccome è una scelta personale decidere di avere dei bambini o no, non vorrei che certa gente pensasse che chi ne ha è solo "un diverso".

Perchè putroppo è vero quello che dice Bixx:
Le norme le fa la gente, non crescono sugli alberi. E la cosiddetta normalitá non ha niente a che vedere con i concetti di giusto-sbagliato, anche se sembra definirli.

Quindi se la norma è "non avere figli" quei poveri sfigati che ne hanno uno o addirittura due (DUE!) sono degli anormali, asociali, disadattati.

È così che ci vedono? A volte mi pare proprio di si.

Vivendo in un paese (civile) in cui quasi tutti gli esercizi pubblici (biblioteche, bar, ristoranti, luoghi di culto, negozi di scarpe, arredamento, concessionari, gommisti ecc.) esiste un angolo per i bambini, posso anche capire che un locale (uno di quei posticini da "fighetti") sposti il suo target su clienti senza figli al seguito.

In un posto come questo dove la famiglia è aiutata e coccolata, sia dallo Stato sia da TUTTI i cittadini (non credo che se hai un negozio di barbabietole e vuoi mettere su un angoletto con 2 giocattoli e un tavolino il ministero ti allunghi un finanziamento a fondo perduto…) è accettabile.

La normalità qui in Svezia, a giudicare dalla gente che vedi girare per la strada, che trovi al supermercato, che conosci sul posto di lavoro, è avere 2 figli. Parecchi ne hanno 3, è ancora normale. Se non ne hai non è che ti guardano male comunque...

Ma in posti dove la famiglia è lasciata a se stessa, che se non hai dei nonni che ti danno una mano non ce la fai a farcela, dove gli asili nido costano come il mutuo di casa mia, e dove l'istruzione … beh sorvoliamo … la cosa mi da da pensare.

Finchè si tratta di locali trandy nessun problema, ma che questa cosa diventi la norma, che venga pubblicizzata come un plus, che pian piano il fatto entri come uno standard, che la gente diventi insofferente per due bambini che giocano in una pizzeria mi sta un po' sul ca22o.

Non è che posso stare a casa finchè i miei figli non diventano maggiorenni. Certo non è mia usanza sguinzagliare i pargoli come piccoli terroristi assassini che distruggono un locale senza fare prigionieri e sono alresì consapevole del fatto che non tutti i genitori sono "bravi" come noi (hehe, modestamente…).

In italia la normalità è avere 0 (zero) figli. Averne uno è un lusso, due è un extra lusso. Siamo talmente presi da noi stessi che preferiamo investire su altro probabilmente. E forse è per questo motivo che (come confermato dalle statistiche ISTAT) gli immigrati sono più prolifici degli italici. Se poi aggiungiamo che generalmente in pizzeria non trovi famiglie di immigrati ecco che "il bambino" diventa difficile da vedere. La normalità sta nella sua assenza.

L'impressione è che si siano persi alcuni parametri di riferimento, quei parametri che servono a capire se le cose sono giuste o no. Questa impressione ce l'ho per tante cose in italia, ed è alla base della mia scarsa fiducia nella ripresa del bel paese.

A tutti coloro cui i bimbi danno fastidio solo a vederli da lontano vorrei ricordare che queste piccole pesti puzzolenti, un giorno pagheranno le vostre pensioni.

giovedì 21 gennaio 2010

Svezia e Italia, le mie impressioni

Come diceva Anna, è sempre divertente sentire i diversi punti di vista e sono contenta che i post di Marco abbiano stimolato commenti così interessanti.
Per quanto riguarda le mie impressioni personali: in centro a Padova c'è di tutto, un'ottima offerta di negozi ciascuno con le sue specialità, che si tratti di pane, caffè, cose per la casa o abbigliamento, ce n'è per tutti gusti. E il centro di Padova, dal punto di vista urbanistico e storico, sicuramente è molto più bello e vario di quello di Norrköping (che comunque è affascinante). Credo che lo stesso valga per molte città italiane. In Italia c'è l'arte, la storia e un condiviso senso dell'estetica e della bellezza che neppure le recenti bassezze culturali sono riuscite a cancellare. Appena ti sposti in periferia però le cose cambiano, i quartieri sono per lo più caotici e disorganizzati, un parco per fare giocare i bambini bisogna cercarselo, spostarsi con i mezzi pubblici è un esercizio di pazienza e improvvisazione, andare in bicicletta è una gimcana. Proprio l'Italia, patria di quella capacità di vivere bene, di godersi la vita, il sole, il buon cibo e la buona vita sociale, la "dolce vita" che il mondo ci invidia e cerca di copiare, non si cura invece di quelle cose che rendono più semplice e gradevole l'esistenza. Restiamo ancorati a modelli vecchi, un mondo ormai immaginario in cui la vita scorre in casa tra il tinello e la cucina dove la mamma-casalinga prepara le lasagne: lei non ha bisogno di mezzi pubblici efficienti o di piste ciclabili che consentano di andare al lavoro e passare poi all'asilo a prendere i bimbi in un tempo ragionevole (s'intende che per la medesima ragione neppure il papà ne ha bisogno, visto che può permettersi di tornare a casa alle 8 e trovare i bimbi accuditi e la pappa in tavola). I bambini che stanno a casa con la mamma e non hanno bisogno di viali pedonali o di un parco per giocare in sicurezza, tanto sono sorvegliati 24H (poi ci lamentiamo dei figli mammoni). I disabili e i vecchi accuditi dalla famiglia (e costretti a restarne dipendenti visto che anche solo per andare all'ufficio postale ci sono una quantità di barriere architettoniche, e non parliamo di prendere un autobus). Poi però la realtà è diversa, le necessità delle famiglie le conosciamo tutti, gli asili nido non ci sono e le mamme lavoratrici si arrabattano (più raramente i padri, ma per fortuna sta cambiando in fretta), i bambini non possono essere mandati a scuola da soli finchè non sono grandicelli perchè la strada, il traffico non sono sicuri, ingorghi di auto la mattina davanti alle scuole perchè i pupi devono essere per forza accompagnati (adesso però a Padova c'è per fortuna il Pedibus).
Invece qui la qualità di vita è buona dappertutto, ci sono chilometri di viali pedonali e ciclabili in mezzo ai prati, vecchiette con il girello che si fanno mezzo chilometro a piedi per fare la spesa respirando aria buona e intanto si mantengono forti più a lungo (vi assicuro che lavorando in ospedale me ne accorgo). A Padova non mettono nemmeno il naso fuori, tanto dove non c'è un gradino c'è qualcuno parcheggiato, a che pro il girello? Finchè puoi andare col bastone vai, a rischio di cadere e spaccarti un femore. Dopo stai a casa.
Richi ieri non è voluto salire in passeggino all'uscita dall'asilo ma si è fatto 200 m a piedi, non voleva stare nemmeno a manina, gli piaceva esplorare. A Padova dove stavamo prima sarebbe stato impossibile, col marciapiede largo 1 metro e subito la strada su cui corrono a 60 all'ora. Qui ci sono 3 metri di pista ciclabile, l'aiuola e poi la carreggiata. In molte aree c'è solo la pista ciclabile, tipo all'interno di un quartiere di 2 o 3 kmq si va solo a piedi o in bici, le auto stanno fuori. E gli autobus funzionano per davvero.
Non è che in Svezia tutto funziona perfettamente. Proprio no, e lavorando ne ho avuto la prova.
Però le cose sono pensate e pianificate in modo razionale con l'obiettivo di rendere la vita più facile a tutti. Inoltre, se qualcosa non va, lo si può dire e magari chi ne è responsabile si ritiene tenuto a cercare di migliorarla.
Parliamo dei tempi di lavoro. Qui finisco di lavorare alle 16.30 e vado a prendere Richi al dagis (questa è la mia parola svedese preferita e vuol dire sia asilo che nido). Vabbè essendo un medico faccio a voltre orari un po' particolari per cui quando sono di guardia finisco alle 17 o 17.30 e allora ci va Marco. Nulla in confronto alle guardie fino alle 8 di sera, che diventavano regolarmente le 9, a cui ero abituata. Ma la cosa fondamentale è che tutti gli uffici ecc. chiudono più o meno a quell'ora per cui la maggior parte dei genitori sono effettivamente liberi di stare con i figli buona parte del pomeriggio e della sera, senza grosse differenze tra padri e madri e senza che un genitore sia per forza costretto a lavorare part time o a lasciare il lavoro. E infatti la natalità qui è 1,7 figli per donna contro gli 1,2 scarsi dell'Italia. Ancora bassa dal punto di vista demografico, ma comunque una delle migliori in Europa (anche il sistema di sicureza sociale incide in modo determinante in questo, ma ne parlerò un'altra volta).
Vero, i quartieri sono abbastanza uniformi e tutti simili. E i palazzi sono abbastanza bruttini per l'occhio italiano (in compenso le casette sono super-coccole).
Vero, nei negozi c'è meno scelta sopratutto riguardo l'abbigliamento, ma quello che serve si trova comunque anzi io, che preferisco cose pratiche e stile sobrio, mi trovo meglio qui.
Poi a Padova c'è magari più vita culturale, vero, se hai voglia di fare 4 ore di coda per un biglietto al Verdi (fatto, quando ero studente e avevo tempo) e soprattutto se puoi muoverti senza grossi problemi di sera dalla periferia al centro e viceversa (sconsigliato a chi è vincolato ai mezzi pubblici o a chi, pur possedendo un'automobile, non sia esperto di parcheggio acrobatico). E, vero, ci si trova in piazza per lo spritz (per i non padovani, aperitivo), rito che qui è completamente sconosciuto.
Ecco, questo mi manca davvero dell'Italia, al di là delle cose superficiali, il cibo diverso, la lingua che ancora non conosco bene. Uscire magari con gente che non conosci e farsi una chiacchierata. La piazza. Qui sembra che tutta la vita sociale avvenga dietro a porte chiuse e prima di "farsi un giro" passa del tempo. La prima settimana di lavoro sono andata in mensa sempre da sola. Impensabile, nel mio vecchio reparto.
La gente è molto educata ma anche più riservata. Più distaccata apparentemente, le proprie emozioni si esprimono in modo moderato o si tengono per sè. Sul lavoro è di estrema importanza andare d'accordo con tutti e risolvere ogni controversia con la conciliazione. Moderazione in ogni cosa sembra essere la virtù nazionale. Le persone in generale sono anche più abituate a contare su se stessa piuttosto che sull'appoggio familiare, visto con occhi italiani fa un po' strano incontrare tutti questi anziani che vivono da soli ma loro tutto sommato sono contenti, ti dicono "si, vivo da solo però ho l'ascensore così posso uscire tutti i giorni, e tutti i week end viene mio figlio con i nipotini". Oggi offro a un signore anziano con una sintomatologia dolorosa di prescrivergli un analgetico e lui rifiuta dicendo che tanto riesce lo stesso a farsi le faccende di casa e ad andare fuori a camminare. Non vedeva l'ora di essere dimesso anche se il dolore non gli era passato. Sono più duri, sono vichinghi :-)!
La Svezia è il paradiso? Il proprio paradiso ce lo si crea da soli. La Svezia è un bel Paese, con una natura fantastica nonstante il clima rigido e popolato per lo più da brave persone che l'hanno saputo rendere un posto accogliente per tutti. E' un Paese con i suoi problemi di carattere sia culturale che congiunturale, come qualsiasi altro posto (economia e immigrazione, solo per fare un esempio, destano preoccupazioni anche qui).
E' un buon punto di partenza e in ogni caso una bella avventura.