lunedì 21 febbraio 2011

Genitori in Svezia

Questo è un post che dedico a mia madre, che mi ha chiesto di parlare delle differenze tra essere genitori in Svezia e in Italia.

La rivista svedese più popolare sull'argomento "figli" non si chiama "Donna e Mamma", ma bensì "Noi Genitori" (Vi Föräldrar). Ce ne sono anche altre, per esempio "la guida dei genitori". In realtà, nemmeno cercando tra le riviste "femminili" sono riuscita a trovarne una sui bambini dedicata esclusivamente alle donne. Ce n'è sì una che si chiama "Mamma", ma parla più di salute in gravidanza, allattamento ecc. che non di come tirare su la progenie. A giudicare dalle edicole, altre cose sono considerate "femminili", come il ricamo o il lavoro a maglia, ma in Svezia i figli sono questione di coppia.

Il congedo parentale qui dura 460 giorni di cui 390 (circa 13 mesi) all'80% dello stipendio e i rimanenti 70 a un livello più basso. Due mesi del congedo a "stipendio" più alto sono riservati per ciascuno dei genitori (cioè, se il padre o la madre non ne usufruiscono, vengono persi), il periodo rimanente può essere suddiviso come si vuole tra mamma e papà. Da notare che c'è un tetto massimo per l'assegno mensile per cui che ha un reddito medio-alto non prenderà l'80% dello stipendio ma meno.
Poichè anche nella paritaria Svezia il reddito degli uomini è mediamente più alto di quello delle donne, questo è un disincentivo per il padre. Tuttavia secondo i dati dell'ente previdenziale svedese, più del 80% dei padri prendono il congedo. Per incentivare ulteriormente questa tendenza è stato creato lo Jämtställdhet bonus, bonus di parità. Tanto più equamente i genitori si dividono tra loro il congedo, tanti più soldi ricevono, come sconto sulle tasse l'anno successivo, fino a circa 1400 euro per una divisione "50-50". È assolutamente indifferente ai fini del congedo parentale che i genitori siano o meno sposati o conviventi.

I giorni di congedo sono a disposizione dei genitori fino al compimento degli 8 anni di età del bambino e si possono utilizzare come si vuole, tutti insieme in modo continuativo o divisi in periodi più o meno lunghi o perfino alcune ore al giorno per lavorare part time senza subire una drastica diminuzione del reddito. In pratica, gli asili svedesi non accettano bambini al di sotto dell'anno di età per cui la situazione più comune è utilizzare la maggior parte del congedo nel primo anno.
Il congedo parentale può anche essere usufruito dalla madre fin da due mesi prima del parto, se lo vuole, per stare a casa dal lavoro o fare un part/time.

Qui bisogna notare una differenza fondamentale tra Svezia e Italia. Secondo la legge italiana, la madre deve astenersi dal lavoro per 5 mesi (congedo obbligatorio di maternità), di cui 2 prima del parto e 3 dopo (eventualmente 1 e 4 con certificato medico della ASL). Questi 5 mesi di congedo obbligatorio, in Italia non sono fruibili dal padre salvo in casi eccezionali (es. grave malattia della madre). In Svezia non c'è alcun obbligo e la decisione della donna di stare a casa prima del parto e nei mesi immediatamente successivi sarà esclusivamente personale. In pratica la maggior parte delle donne stanno a casa un po' prima del parto e per i primi mesi di vita del bimbo, anche per poterlo allattare, ma non è un obbligo.

Un'altra differenza fondamentale sta nel fatto che la fruizione del congedo parentale non è in alcun modo legata al tipo di situazione lavorativa. L'unico requisito per ottenere l'assegno di genitorialità è di aver prodotto un reddito da lavoro almeno nei sei mesi precedenti o, se disoccupati ma precedentemente impiegati, di non aver smesso di lavorare da più di due mesi. Chiaro che il reddito dev'essere stato regolarmente dichiarato, ma qui l'evasione fiscale è quasi inesistente e se si pensa che il sistema previdenziale risarcisce, in caso di malattia o invalidità, proprio sulla base del reddito dichiarato, si capisce bene il perchè.
Con reddito da lavoro si intende qualsiasi attività, come dipendente a tempo determinato o indeterminato, precario, occasionale, libero esercente, partita IVA o quel che vi pare, non fa differenza. Per cui la signora che si mantiene facendo la pedicure in casa la sera ha esattamente gli stessi diritti della manager in carriera o del dipendente del Comune.
Si conta come reddito anche la borsa di studio che gli studenti ricevono per mantenersi all'università, per cui fare un figlio durante gli studi non è impossibile anche senza ricorrere all'aiuto dei nonni, ed in effetti è una situazione abbastanza frequente. E anche chi è disoccupato o occupato da meno di sei mesi ha diritto ad un assegno "minimo" di genitorlialità dall'importo di circa 500 euro mensili.
Nato il bimbo, ai genitori viene automaticamente assegnato un altro contributo, il Barnbidrag, circa 110 euro mensili per ciascun bambino presente in famiglia oltre ad un contributo aggiuntivo per famiglie numerose. La cosa per me strana è che il barnbidrag viene dato a tutti indipendentemente dal reddito. L'idea è che sono soldi del bambino, che la famiglia può usare per le spese correnti se ne ha bisogno oppure mettere via per il suo futuro.
Quindi riassumendo: congedo parentale per tutti, precari e non, inclusi gli studenti. Più di un anno di congedo, quell'anno che in molti ritengono essere critico per lo sviluppo del bambino (e io concordo, per esperienza). Incentivi per la divisione del congedo tra i due genitori. Contributo mensile a tutte le famiglie con bambini.
Ah già, c'è anche una legge che obbliga tutti i Comuni a fornire un posto all'asilo a tutti (100%) i bambini al di sopra di un anno di età i cui genitori lavorano o studiano.
Fin qui le leggi. Poi c'è il fattore culturale, illustrabile con un esempio.
Quando stavo finendo la specialità, una mia collega che aveva finito da poco fece un colloquio con il primario di un pronto soccorso che aveva urgente bisogno di personale. Se non sbaglio, erano "sotto" di 3 medici, non poco per dover coprire i turni 24/24. Questa situazione non è affatto infrequente in Veneto, un po' tutti gli ospedali piccoli hanno lo stesso problema. E allora perchè la sottoscritta se n'è ingratamente andata abbandonando la terra natìa?
La mia collega era brava (più di me), competente e a mio parere qualunque primario avrebbe dovuto fare carte false per tenersela. Il colloquio andò bene finchè il tipo non le disse con tutta naturalezza: "sei brava e io ti prendo, ma mi devi promettere di non andare in maternità per almeno 3 anni". La mia collega rifiutò il posto.
Cioè. A 30 anni, dopo che ne hai studiati 11 e penseresti di mettere le basi per la tua vita. E se succede così a un medico, che ha una professionalità richiesta, figuratevi alla comune impiegata.
Ora l'ho detto mille volte che la Svezia non è il paradiso.
E aggiungerò che molti Paesi europei hanno ormai politiche sul congedo parentale simili o persino migliori a quelle che ho descritto.
Ma facendo il confronto con casa nostra, un po' di rabbia viene. O no?

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Viva quelle generose mamme italiane che hanno ancora il coraggio di regalere dei figli al nostro Paese e che non cedono ai condizionamenti socio-psico-aziendali operati dai giornali e politica svedese!

Anonimo ha detto...

Molte grandi aziende private incentivano il congedo parentale "coprendo" il gap tra il tetto pagato dallo stato e l'80% dello stipendio vero. Almeno questo era vero alcuni anni fa, quando ne abbiamo usufruito noi.
Nessy

Silvia ha detto...

Anche molti enti pubblici (regionali e statali) coprono la differenza, in tutta o in parte.

Anna ha detto...

grazie giuli, sempre precisissima (=
che rabbia sentire queste cose e sai bene perchè...

Kata ha detto...

E' incredibile quanto lo stato sociale possa cambiare anche l'atteggiamento della gente. Leggendo il tuo post mi è subito venuto in mente un discorso recente di una mia amica ungherese che mi raccontava che c'è una certa aria di competizione tra mamme, ed alcune snobbano quelle che tornano a lavorare già dopo un anno (come lei)! (La situazione in Ungheria è quasi come in Svezia. Tradizionalmente la maternità poteva durare fino all'età di tre anni del bambino, poi ridotta a due anni, e adesso di nuovo aumentata a tre.)

Giulia ha detto...

@ Nessy: non lo sapevo, grazie della segnalazione!

Incredibile qui la cultura della genitorialità, molte aziende sembrano apprezzare il fatto che i dipendenti siano genitori, li considerano più affidabili. In Italia è il contrario, specie con le donne. Del resto le donne in Italia si sobbarcano per tradizione la maggior parte del lavoro familiare per cui poi magari non rendono il 101% al lavoro (specie quando per rendere il 101% ci si aspetta che tu stia in ufficio fino alle 7 di sera o che sia disponibile 24h 7 giorni su 7).
Certo che anche le donne italiane potrebbero cominciare a rompere le scatole ai loro uomini per dividere le responsabilità domestiche 50-50... sarebbe un passo avanti.

@ Anna. Eh, appunto... non è che mi incazzo così per sport ma perchè ho vicino degli esempi concreti... e ancora non ho raccontato tutti gli aneddoti che potrei.
@ Kata. 3 anni! Con che % dello stipendio? E il ritorno al lavoro è garantito? E solo le mamme o anche i papà?

Marco ha detto...

Ma quanto ci vuole a capire che un genitore è più affidabile di uno che non ha niente a casa?
Se ho famiglia, quando sono in ufficio do il 200% per l'azienda, per farla andare avanti bene, perchè mi dia uno stipendio non solo domani MA SOPRATTUTTO l'anno prossimo. Do il 200% in ufficio perchè a casa non ho tempo di pensare all'ufficio ed è bello avere 2 vite da vivere intensamente invece di una sola da vivere noiosamente.

Eh io di PERCHE' me ne intendo...

No, in italia devi dare anche il culo all'azienda perchè si. E pregando che il tuo capo non venga a chiederti le dimissioni volontarie.

Bah... parole al vento...

Kata ha detto...

Non essendo molto ferrata in materia, ho dovuto fare una piccola ricerca per poterti rispondere. :)
Allora: ci sono due fonti di reddito, come in Svezia. L'assegno di maternità che ricevi per tre anni e il 70% dello stipendio che ricevi per due anni se decidi di rimanere a casa. Il posto di lavoro è protetto e il datore di lavoro è obbligato a tenerti il posto per tre anni (se hai un contratto di lavoro regolare e a tempo indeterminato, ovviamente, che ormai purtroppo non è sempre il caso...). La paternità esiste, ma in pratica è utilizzata molto raramente. Ecco perché dico che è solo quasi come in Svezia. Anche perché poi nella realtà dei fatti in Ungheria nel settore privato molti datori di lavoro fanno lo stesso discorso che hai descritto tu... Ma non tutti, e certamente non nel settore pubblico.

Ecco anche un link a una descrizione più dettagliata (in inglese):
http://www.mutual-learning-employment.net/uploads/ModuleXtender/PeerReviews/55/hunSWE04.pdf

Marilena ha detto...

Credo che sia molto importante il fatto che essere genitori sia considerato una cosa positiva. E' ovvio che un padre ed una madre siano responsabili sul lavoro. Anche credo che sia molto bello non dover mandare un bambino all'asilo fino al compimento del primo anno perche' esistono congedi parentali che riconoscono la necessita' di dare questo tempo ai genitori per potersi abituare alla loro nuova vita.

Pero' l'idea che un datore di lavoro sia costretto a tenere un posto di lavoro ad una madre per 3 anni mi sembra assurda scusate. Una donna deve anche decidere se vuole lavorare o essere mamma a tempo pieno. Credo che una legge del genere finirebbe con il discriminare le donne. Chi vorrebbe assumere una donna a queste condizioni? Quello che fa la differenza in Svezia e' proprio il fatto che il congedo parentale possa essere diviso fra entrambi i genitori. Quindi non c'e' rischio di discriminazione contro le donne.

Kata ha detto...

@Marilena: sì, infatti, avevo menzionato anch'io che nel settore privato molti datori di lavoro fanno lo stesso discorso che in Italia. Credo che il sistema ungherese risalga al periodo socialista, in cui per via dell'occupazione totale questi problemi non esistevano. E poi una volta dati, è veramente difficile togliere certi benefit alla gente (hanno eliminato tanti altri, questo è rimasto). (Nel documento che ho linkato è spiegato tutto.)

Per quanto riguarda la divisione del congedo parentale, credo che sia anche un fatto culturale. Non basta che esisti sulla carta se poi i padri non se ne avvalgono (come in Ungheria).

Anonimo ha detto...

Mi sei caduta all'italiana: perchè, di grazia, ad una "comune impiegata" non dovrebbe essere richiesta professionalità? potrebbe essere anche laureata in economia con tanto di Master ecc. o avvocato ed essere impiegata. Il lavoro di medico non è superiore agli altri per il maggior numero di anni di studio, automaticamente. Anche il medico è un "comune medico" finchè non si distingue per qualche merito... ps

Giulia ha detto...

@ Anonimo. Non intendevo dire questo, intendevo una professionalità richiesta dal mercato del lavoro. Nel senso che un medico bravo è più difficile da trovare che un imipegato bravo (proprio perchè ci sono tanti laureati con buone qualifiche in altri campi, che fanno magari gli impiegati, ma non tantissimi medici). Per cui, se un datore di lavoro può permettersi di discriminare una donna medico brava, figurati se non può permettersi di discriminare un'impiegata brava.

Giulia ha detto...

@ Kata: allora grazie del tempo speso e anche del link :-). L'ho letto, interessante. Quindi in Ungheria il tasso di occupazione femminile è meno del 50%, come in Italia (Malta, Italia e Ungheria sono i Paesi con il tasso più basso in Europa, in Italia il tasso più recente che ho trovato è del 46,5% nel 2009) e la situazione riguardo alla divisione del congedo tra padre e madre è la stessa. Come in Italia sembra che pesi il fattore culturale ("le donne sono fatte per stare a casa con i figli") e la scarsa flessibilità degli orari di lavoro. E gli stessi problemi per rientrare nel mercato del lavoro una volte che sei fuori per qualche anno per la cura dei bambini.
@ Marilena: anche per me 3 anni sono un tempo troppo lungo, non mi meraviglia che le aziende private si comportino come dice Kata. Riguardo alla discriminazione delle donne all'assunzione, esiste anche qui in Svezia ma meno, per i motivi che hai detto. Per le ultime elezioni, una parte del programma della coalizione di sinistra (che ha perso) era di riservare un terzo del congedo per ciascun genitore per ridurre la discriminazione sul lavoro. Non mi piaceva tanto questa proposta, troppo rigida per adattarsi a tutte le diverse situazioni di famiglie diverse, ma è significativo che sia stata fatta. E anche qui tra le critiche c'è stato il fatidico "ma le donne sono più adatte ad occuparsi dei figli".