mercoledì 25 novembre 2009

A piedi che bellezza

Sul lavoro sta andando tutto sommato abbastanza bene e comincio a capire come funzionano le cose e cosa succede intorno a me. Tuttavia la lingua rimane un ostacolo notevole e anche se pazienti e colleghi dicono che mi esprimo abbastanza bene, io continuo ad avere una grande confusione in testa.
Così, come antidoto alla fatica mentale, ho cominciato ad andare al lavoro a piedi: mezz'ora di sana passeggiata che mi permette di familiarizzare con la mia nuova città ed il mio nuovo ambiente. E devo dire che non mi posso proprio lamentare. In questo la Svezia corrisponde perfettamente alle mie aspettative: una fortunata combinazione di abbondanza di spazio e pianificazione razionale ha dotato la città di una rete capillare di percorsi ciclabili e pedonali. Marco, che ha iniziato ad accompagnare Richi all'asilo tutti i giorni, sempre a piedi col passeggino, fa notare anche l'assenza quasi completa di barriere architettoniche.
La cosa più bella è che le piste ciclo-pedonali sono tenute completamente separate dalla strada e infatti, sul percorso per l'ospedale, costeggio la strada per poco, poi mi infilo nella zona pedonale di un quartiere residenziale, con aiole di cespugli e ampi prati ben curati che separano i vari condomini. Infine, superato un sottopassaggio, mi ritrovo in mezzo ai campi, con una fascia di prato di 10 o 15 metri da un lato che mi separa dalla strada, mentre dall'altro si trova una siepe di cespugli e più in là, oltre una scuola ospitata in una costruzione bassa e immersa nel verde di un giardino, si intravedono le propaggini del bosco di Vrinnevi, uno dei due grandi parchi cittadini. Sopra le cime degli alberi, in questa stagione buia, si fa strada la luce dell'aurora riflessa sulle nuvole oppure, in qualche mattina fortunata, fa capolino un raggio di sole rosso. Qui saltella una gazza, lì spicca il volo una cornacchia. Insomma, se mi alzo presto ho la possibilità di fare una specie di scampagnata prima di andare al lavoro, cui la luce cupa della mattino nordico non toglie niente, anzi aggiunge un tocco di magia.

Medici italiani e ospedale svedese

Segnalo a tutti, e in particolare ai colleghi italiani, questo bel post di Silvia.

giovedì 19 novembre 2009

I primi giorni di lavoro

Lunedì è stato finalmente il grande giorno che attendevo con un misto di trepidazione e di autentica fifa. L’appuntamento era per le dieci, infatti sulle carte che mi hanno fatto avere dall’ospedale c’è scritto: “non cominci prima delle 10 affinchè tu possa ricevere il miglior benvenuto possibile il primo giorno di lavoro” Suona bene no? Soprattutto per noi che siamo abituati a un benvenuto del tipo “lì ci sono i tuoi pazienti, arrangiati”.
Sveglia prestissimo perché dovevamo ancora sistemare un po’ di questioni del nido, così tra una telefonata e l’altra non ho avuto il tempo di preoccuparmi. Poi via, all’ospedale, dove sono arrivata con molto anticipo e questo mi ha dato la possibilità di soffermarmi nell’ingresso a studiare la piantina dell’edificio. Dopo un paio di minuti, vista evidentemente la mia aria da straniera sperduta, mi si è avvicinata una gentilissima volontaria della Croce Rossa che mi ha chiesto se poteva aiutarmi… un po’ vergognosa, l’ho ringraziata e ho proseguito.
Dovevo incontrare la responsabile amministrativa del mio reparto (qui la responsabilità di un dipartimento è divisa tra due persone, una che potremmo chiamare il “primario”, che si occupa della parte medica e una che sovrinetnde, appunto, a quella amministrativa), una signora al tempo stesso molto gentile ed estremamente efficiente che aveva già provveduto, oltre che alle formalità relative alla mia assunzione, a molte necessità pratiche e quindi nel giro di pochi minuti mi ha rifornito di: cercapersone, divisa, chiave magnetica per le porte con accesso riservato, codici e password varie e chiave di un ufficio provvisorio, ma che con mia grande gioia condividerò con Silvia e dove, meraviglia, ho una scrivania e un computer tutti per me (in realtà però gli ultimi 2 giorni sono stati così frenetici che non ho fatto in tempo a provarli!). Poi ha speso ben due ore del suo prezioso tempo ad accompagnarmi in giro per l’ospedale mostrandomi l’ubicazione dei vari reparti e servizi e illustrandomi alcune informazioni di base. Non ha mancato di informarsi del benessere di Riccardo, che sembra sia già famoso, forse grazie a Silvia e quindi, incoraggiata, ho trovato il coraggio di farle la domanda che mi stava più a cuore e cioè come fare se il bimbo si ammala. Per tutta risposta ho ottenuto uno sguardo meravigliato: be’ è OVVIO che se il bimbo si ammala devo stare a casa, basta comunicarlo entro le 8 del mattino e LEI si occuperà di trovare un sostituto… intendevo forse chiedere quali moduli devo compilare per essere rimborsata? E qui mi sono resa conto che si tratta davvero di un altro mondo.
En passant, tra una visita al centro dialisi e una alla saletta del caffè, mi ha comunicato che tutti i dipendenti del sistema socio-sanitario regionale hanno diritto a un rimborso fino a circa 150 euro l’anno per fare sport (!!!!!).
Dimenticavo di dire che l’intera conversazione si è svolta in svedese, ma in modo talmente chiaro e tranquillo che ho capito quasi tutto.
Per pranzo sono stata “presa in consegna” dal responsabile del Pronto Soccorso e sono finita a tavola tra lui e un altro collega più anziano che mi sorrideva benevolmente sparando intanto domande a raffica sull’Italia in generale e sulle mie esperienze da medico in particolare. Tutti qui non prendono sul serio le mie preoccupazioni sulla lingua, visto che Silvia ha imparato lo svedese in un mese e si dimostrano convinti che farò altrettanto (magari….). Di conseguenza mi parlano a raffica e a fine giornata ho la testa che mi scoppia.
Il pomeriggio l’ho passato tra una visita guidata del Pronto Soccorso, di cui è in programma una grande riorganizzazione e un primo assaggio del reparto in cui lavorerò per le prossime due settimane. Questo reparto è dedicato agli stroke sia in fase acuta che in corso di riabilitazione e alle altre malattie neurologiche, ciononostante ci lavorano quasi solo internisti con la possibilità di consultare un neurologo al bisogno. Come una vera stroke unit, dispone alcune telemetrie che vengono usate nella fase acuta ma anche di una palestra per la riablitazione, di fisioterapisti, logopedisti e psicologi “interni” e ci sono un infermiere professionale e un operatore ogni 7 letti!!! (e questo nonostante NON si tratti di un reparto semintensivo, scusate la precisazione per gli addetti ai lavori). Il lavoro è organizzato per squadre e il “giro” comincia sempre con un breefing in cui si discutono le novità relative a ciascun paziente e al quale partecipano tutti in ugual misura, fisioterapisti, operatori, infermieri, medici ecc ecc. Questo significa che quando il lavoro clinico inizia, tutti sono già informati di quello che c’è da sapere… e anche se per il momento capisco solo un 40% di quello che viene detto, vi assicuro che si parla proprio di tutto, dallo stato psicologico di un paziente, alle domande che pongono i suoi familiari, al piano di assistenza una volta che tornerà a casa e dovrà magari far fronte a una disabilità, insomma al centro c’è la persona e non la sua malattia. Inoltre il giro viene ripetuto allo stesso modo a fine giornata cosicché l’aggiornamento sulle novità è continuo.
L’organizzazione del lavoro qui è considerata molto importante e poco viene lasciato al caso. Ci sono tutta una serie di supporti informatici per gestire la cartella clinica (che non è mai cartacea neppure in parte), che per un neofita sono piuttosto complicati e infatti sto facendo abbastanza fatica. E’ infatti previsto un corso per imparare a usare questi programmi, ma per me non c’era posto fino a metà dicembre e così martedì sono stata affidata a una segretaria che, in circa un’ora e mezza, mi ha spiegato il funzionamento di base e nel contempo mi ha introdotta alle principali routine amministrative. Rimango ancora stupita dalla quantità di tempo che viene “investito” su di me per permettermi di imparare. Qui sembra che ogni persona sia considerata una risorsa preziosa e viene fatto ogni sforzo per metterla in condizione di “funzionare” bene all’interno della squadra, per cui mi sembra che basti davvero la buona volontà e la voglia di fare per integrarsi.
Infatti sempre martedì ho assistito a un meeting di tutti i medici del dipartimento dove sono stata anche presentata ufficialmente, in cui all’ordine del giorno c’era appunto “cosa fare per migliorare il reclutamento nel nostro reparto” cioè per fare in modo che studenti, tirocinanti e specializzandi che ci passano per necessità, abbiano voglia di rimanerci… come migliorare il livello della formazione, come migliorare l’ambiente di lavoro, la comunicazione e la collaborazione tra i medici esperti e quelli che stanno imparando. Va bene, è vero che in tutta la Svezia c’è carenza di medici, ma credo di non aver bisogno di fare commenti.
Ieri, infine, oltre a familiarizzare meglio con il reparto, ho avuto il corso di rianimazione cardiopolmonare di base e avanzata che viene fatto, di routine, a tutti i nuovi arrivati. Vi dico solo che, quando ho iniziato a lavorare da specializzanda a Padova, mi sono posta il problema di imparare a gestire un arresto cardiaco e l’unica soluzione che ho trovato è stata…. Iscrivermi da sola a un corso a pagamento!!!!!
La mia insegnante era un’infermiera specializzata che lavora in cardiologia. Ci siamo molto divertite perché il metodo ACLS (advanced cardiac life support, in svedese A-HLR) è piuttosto semplice ed uguale in tutto il mondo e poiché per me si trattava più che altro di un ripasso, bastavano due parole per intenderci… solo che quelle due parole dovevo dirle in svedese il che vuol dire che mi spiegavo più che altro a gesti!! Comunque, oltre al vocabolario essenziale e a un buon ripasso delle procedure, che non fa mai male, adesso ho imparato dove si trovano il defibrillatore (c’è un posto standard uguale per tutti i reparti) e una serie di altre cosucce utili e mi sento meno un pesce fuor d’acqua… anche se spero di non dover mettere in pratica niente prima di poter abbandonare il linguaggio dei segni!!!!

domenica 15 novembre 2009

La prima settimana: organizzazione familiare

Domani è lunedì e inizio a lavorare, sono un po' nervosa a dire il vero. Questa settimana, oltre a cercare di tradurre un pacchettone di carte che mi hanno spedito dall'ospedale, in cui è spiegata per filo e per segno l'organizzazione del pronto soccorso e dei vari reparti, mi sono dedicata sopratutto a mettere in piedi un inizio di organizzazione familiare in terra straniera: innanzitutto acquisto di ulteriore mobilio IKEA e sistemazione della casa che, dopo il montaggio mobili, dev'essere perfettamente a prova di bambino (nonostante i miei sforzi però stasera è riuscito a mangiarsi una vite, sputandola sdegnato subito dopo). Richi ha molto apprezzato i lavori di montaggio e oggi è rimasto indaffarato con una brugola intorno alla poltrona per almeno mezz'ora, un record considerta la sua normale iperattività. Inoltre ci siamo dedicati al perfezionamento dell'attrezzatura invernale con acquisto di certi calzerotti e di scarponcini invernali per Richi che gli fanno il piedino due volte più grosso - però adesso veste quasi esattamente come i bambini svedesi e fa un figurone, senza contare che queste scarpe sembrano assolutamente a prova di tutto- acqua, ghiaccio e neve! Poi acquisto di scarpe invernali anche per noi adulti - previdentemente, visto che è un anno che sogniamo la Svezia, l'anno scorso in inverno abbiamno evitato di indulgere in acquisti italiani, eleganti sì, ma non adatti al clima nordico. C'è stata una bella sorpresa e cioè che le scarpe non costano affatto di più che in Italia, anzi il rapporto qualità prezzo sembra migliore qui, alla faccia di chi dice che la Svezia è cara. Anche la fedele Arcadia II, per non essere da meno, è stata rifornita di gomme invernali, praticamente obbligatorie viste le condizioni climatiche, e ora non avrò più paura a guidare con qualsiasi tempo.
Infine abbiamo imparato a fare la spesa e devo dire che sono rimasta impressionata dalla vasta scelta di prodotti disponibile nei supermercati di qui: oltre a prodotti italiani di base come pasta, passata, olio di oliva, pesto, si trovano molte leccornie provenienti da ogni parte del mondo con un assortimento che in Italia non ho mai trovato in nessun negozio. Per me, che adoro sperimentare in cucina, è una manna, per cui prevedo di passare un bel po' di tempo ai fornelli appena mi sarò ambientata sul lavoro. Anche qui, sembra che i costi non siano eccessivi, anzi con un po' di attenzione forse anche meno che a Padova.
Durante l'ultima visita ad un supermercato Richi ha ricevuto in regalo il suo primo libretto in svedese, la storia di un pinguino e dei suoi amici animali, e adesso lo vuole leggere due o tre volte tutte le sere! Poi lo portiamo fuori tutti i giorni, anche con 0 gradi e si sta ambientando alla grande, lo vedo sempre allegro e sorridente e questo mi rincuora molto e mi aiuta a sentirmi anch'io a casa. Si è anche fatto due ore di sonno in passegino all'aperto un pomeriggio che eravamo in centro, proprio come i bimbetti svedesi (v. i commenti del post precedente: qui all'asilo li fanno dormire all'aperto!!!).
Il tempo è grigetto ma meno piovoso che in questo periodo a Padova, freddo ma non troppo e fuori si sta molto bene a patto di coprirsi a dovere - in realtà però, oggi la temperatura si è alzata di nuovo e si stava bene anche senza giacca. Mi piace molto il fatto che l'aria è sempre pulita e sa di bosco e a volte anche di neve, inoltre è meno umido che da noi per cui il freeddo si sente di meno. Viene buio presto, questo è vero, e alle 4 sembra che siano già le 6, ma per ora non ne risentiamo. Con il buio del pomeriggio pèoi, ci è capitato un fatto che per noi, abituati all'affollata pianura padana, ha avuto del magico: guidando da Linköping a Norrköping, 40 km, abbiamo potuto capire l'ubicazione della città dal riflesso delle sue luci sul cielo nero, perchè tutto intorno si stendevano solo campi e boschi.
Questa settimana abbiamo anche affrontato alcune questioni burocratiche e soprattutto, dopo interminabili conversazioni telefoniche in svedee (aaaaargh!) abbiamo trovato posto per Richi in un asilo vicino a dove lavorerò io e dove Marco andrà a prenderlo in autobus a metà giornata.
Non abbiamo nemmeno trascurato i rapporti sociali, in chiave internazionale: infatti abbiamo fatto conoscenza (grazie a Richi che si è lanciato) con i nostri vicini di pianerottolo curdi, siamo stati a prendere il tè dalla famiglia inglese che abitava nell'appartamento prima di noi scambiandoci i nostri racconti sui ripettivi Paesi di provenienza (anche loro sono "scappati") e abbiamo gustato un'ottima pizza preparata dalla dolce metà russa di un italianissimo neoresidente di Norrköping, mentre Richi giocava con la loro bimba che parla ben tre lingue (e io mi preoccupo di lui!).
Insomma è stata una settimana a dir poco intensa ma siamo felici di essere qui, io in prticolare comincio già a sentirmi a casa.
Domani, come dicevo, inizio il lavoro che dovrebbe comprendere anche un corso di limgua e spero così di iniziare a migliorare il mio svedese.

domenica 8 novembre 2009

L'arrivo del piccolo guerriero

Quando ci ha visti arrivare, dopo che mancavamo da sei giorni, non sapeva più se essere felice o arrabiato.
Dai nonni stava bene e non chiedeva mai di noi. Mai "mamma?" e mai "papà?".
Però quando ci ha visti sul cancello, è partito giù per il vialetto
ha dribblato Marco che stava davanti
si è precipitato addosso a me
si è arrampicato in braccio come una scimmietta
...e si è messo a fare l'offeso!!!!
Cioè: girava la testa per non guardarmi e aveva un broncio lungo così, però si teneva aggrappato come un piccolo koala!
Inutile dire che ho pianto come una fontana per dieci minuti buoni.
Comunque, passata la commozione iniziale, è ritornato lo stesso bambino allegro di sempre e si è subito messo a tirarmi i capelli e il naso. Che cicciotto questo bimbo, si vede che dalla nonna ha mangiato bene. E in meno di una settimana mi sembra cresciuto, anche nel comportamento, come fosse passato un secolo.
Ovviamente è rimasto in braccio tutto il giorno, e chi lo staccava più?
Ma la mamma e il papà gli avevano preparato una sorpresa e infatti il pomeriggio seguente si parte tutti per l'aeroporto.
Bene, invidio davvero i genitori di quei bambini calmi e tranquilli che se ne stanno buoni buoni in passeggino col ciuccio in bocca... si lo so che a volte sembrano un po' stupidi e che un bambino vivace e curioso è molto meglio
Però: passo il controllo bagagli, lo metto giù mezzo secondo per riprendermi il computer portatile, e si è già infilato nel negozio duty free lì accanto. E' pericoloso, si rischia seriamente di perderlo, l'aeroporto è gremito di gente.
In braccio non vuole stare, bisognerebbe legarlo come un salame. A manina non vuole stare. Guardare un libretto o un giochino? Giammai, io ho un mondo da esplorare! Nel giro di 5 minuti prova a rubare la coca cola di un distinto viaggiatore e la carta d'imbarco di una povera viaggiatrice, poi fa gli occhi dolci a un'altra ragazza cercando di farsi elargire un cucchiaimo di gelato.... avete mai avuto un cucciolo? Bene, è la stessa cosa.
Marco propone un sedativo per elefanti. Rifiuto sdegnata ma la questione è seria. Alla fine il compromesso arriva sotto forma di passeggiatina "a manina ma non troppo" con arrampicata sulle sedie di pexiglas del bar, poi un cracker per diversivo, poi un cambio pannolino per ulteriore diversivo, poi una storia che dura meno di 20 secondi (della serie c'è un coniglietto che va a giocare a palla con il suo amico... ehi ma dove scappi???) e poi, non so come, finalmente chiamano l'imbarco.
L'aereo però l'ha impressionato abbastanza e l'ha fatto restare buono per circa due minuti. La sistemazione in braccio alla mamma è stata abbastanza di suo gradimento, anche perchè consentiva le seguenti interessanti attività:
- sgusciare sotto al sedile finendo in braccio alla viaggiatrice che stava dietro, che grazie ai suoi occhioni dolci si è subito conquistato
- smontare il finestrino
- osservare con un ooooooh di meraviglia il motore che iniziava a girare
- osservare con un altro ooooh di meraviglia l'aereo precedente che decollava
- dopo il decollo, osservare la luna dal finestrino (che aveva retto all'attacco)
- sbriciolare cracker per ogni dove
- eseguire tuffi acrobatici da un genitore all'altro
- giocare a cucù con la viaggiatrice del sedile dietro, con grande ilarità di entrambi
- scalare il bracciolo del sedile
- smontare il tavolino
e infine, snobbato il libretto del coniglietto, indicare imperativamente le figure delle istruzioni di sicurezza pretendendo una storia (ecco, qui c'è il papà che di mette la giacca gialla e poi cammina gattoni sul pavimento e c'è la mamma che scende giù dallo scivolo....)
L'appartamento nuovo invece non l'ha impressionato granchè. Stamattina ha sbagliato direzione due volte per andare dalla cucina in camera a prendere i giochini, poi ha imparato e questo è tutto. Ci sono papà e mamma, il resto sono dettagli.
Stamattina per prima cosa ci siamo dedicati all'acquisto dell'attrezzatura invernale. Infatti, poichè dalle finestre di casa vediano il cortile di un asilo, ci siamo subito accorti che qui i bambini li mandano fuori con qualsiasi tempo, in particolare l'altro giorno erano tutto fuori a giocare con la neve che mulinava nel vento. E infatti un proverbio svedese dice che "non esiste il cttivo tempo ma solo catttivi vestiti". Per contro, al nido dove andava a Padova, all'inizio di settembre se faceva anche solo un po' umido stavano tutti dentro.
Quindi con l'aiuto di una gentilissima commessa che ci ha spiegato le consuetudini locali, abbiamo dotato il piccolo guerriero di un completo impermeabile e antivento da indossare sopra i vestiti normali, stivaletti di gomma nonchè di una specie di tutina da sci da usare quando fa più freddo. Così equipaggiato siamo certi che potrà adattarsi subito al nuovo ambiente: di certo la voglia non gli manca!

sabato 7 novembre 2009

Il viaggio verso Nord, parte 2 e arrivo a Norrköping

Fino a Rostock è andato tutto bene, ma la parte dura arriva adesso. Infatti sul Baltico il vento, che ci accompagna da dopo passate le Alpi, decide di scaternarsi (più tardi scoprirò in bacheca un bollettino meteorologico con "allerta vento forte" ). Nonstante la stazza - ha imbarcato almeno una trentina di TIR oltre alle auto - la nave della TT lines rolla e beccheggia non poco, per la gioia del mio stomaco. Tra l'altro ingenuamente, prima di partire, per stare in linea con l'ambiente mi sono pure sbafata un piatto di aringhe!
E’ proprio l'inizio del rollio che mi sveglia dal meritato pisolino a metà del viaggio. Guardando fuori dall’oblò vedo le creste bianche delle onde su un mare nero nero, che fuggono lontano mentre la nave corre a gran velocità in mezzo all’ululato del vento – e improvvisamente qualcosa dentro di me, qualcosa nel profondo della pancia realizza che sto lasciando casa, per davvero, e che nel ventre della nave ci sono tutte le nostre cose accuratamente imballate come un uovo in attesa di schiudersi altrove.
Eppure arrivati a Trelleborg, i primi cartelli in lingua svedese che riesco a capire, stranamente, quasi per intero, sembra che mi diano il benvenuto... che sensazione strana: conosco male sia il tedesco che lo svedese, eppure dopo due giorni di tedesco mi sembra di essere tornata a casa. Vabbè sono un po' scema, ma lo prendo come un buon auspicio.
Dopo innumerevoli giri per trovare un parcheggio coperto adatti alla nostra macchina, finalmente arriviamo in albergo a Malmö e crolliamo a letto. Se intendete fare un viaggio simile con un bagagliaio sul tetto dell'auto... ripensateci! Ogni volta che ho dovuto parcheggiare, ovviamente all'interno visto che la macchina è carica delle nostre cose, ho rischiato di cozzare contro qualche trave o nel migliore dei casi di tirare giù qualche lampada o cartello!
Lunedì, ultima tappa, con meta IKEA di Linköping dove ci aspetta, all'uscita dal suo corso di svedese, Gabriele. E dopo mesi che aspettiamo e facciamo progetti, è una gioia riabbracciare lui e Silvia e finalmente trovarsi tutti a cena, quella sera, a raccontarci le nostre avventure.
La giornata seguente è una di quelle veramente frenetiche in cui non ti basterebbero 36 ore per fare tutto: prima tappa richiesta del personnummer (il codice fiscale senza cui non si può fare praticamente niente, nemmeno avere internet a casa mannaggia...), poi tentativo di acquisto del seggiolino auto per Richi. Qui ci scontriamo con una difficoltà imprevista e cioè che i seggiolini in uso in Scandinavia sono diversi da quelli del Continente, più grandi e più costosi (anche se probabilmente di migliore qualità della fascia di prezzo media disponibile in Italia). Tentenniamo e il commesso, con il quale abbiamo comunicato per metà in svedese e per metà in inglese, ci presta gentilmente un seggiolino che sarebbe stato destinato al noleggio a pagamento, senza cauzione e senza nemmeno conoscerci, si è solo fatto mostrare un documento... incredibile! Così possiamo portare Richi dall'aeroporto fino qui e poi scegliere con calma.
Segue nuovo giro all'IKEA dove la premiata ditta trasporti Gabriele & Marco riesce nell'impresa di caricare un intero arredamento sul furgone a nolo, trasportarlo a Norrköping, scaricarlo al terzo piano e restituire il furgone nel giro di un'ora e 40 minuti, un nuovo record! Onore al pilota, in questo caso Gabriele (per me l'Arcadia è già abbastanza grande per cui ho volentieri ceduto i comandi) e alle forti braccia dei nostri uomini che hanno fatto la gran parte del lavoro (infatti Silvia e io ci siamo dedicate alle pulizie).
Mercoledì l'obiettivo è rendere abitabile la casa entro sera perchè giovedì mattina abbiano l'aereo alle 6.50 (i giorni scorsi abbiamo dormito da Silvia e Gabriele). Per fortuna la premiata ditta Marco & Gabriele fornisce due abili montatori con una brugola per dito e ora di sera manca da montare solo una sedia. Intanto io mi dedico all'organizzazione della casa, all'esplorazione dei supermercati svedesi e faccio conoscenza con un gommista figo e con un gommista infernale (alla fine eviteremo sia l'uno che l'altro ci compreremo le gomme invernali su internet).
Giovedì infine partiamo alle 4.30 del mattino. Con mio grande disappunto, le previsioni del tempo fatte da Gabriele si sono rivelate corrette e la strada per l'aeroporto la percorriamo quasi tutta sotto la nevicata, ma per fortuna siamo partiti con largo anticipo.
E' ora di tornare in Italia a prendere Richi per mostrargli la casetta nuova!

martedì 3 novembre 2009

Il viaggio verso Nord – parte 1

Il viaggio è stato senza dubbio lungo, ma più piacevole di quanto mi aspettassi, considerata la stagione.Venerdì partiamo da Padova con un bel sole e l’aria tiepida e il cielo si mantiene sereno fin oltre il Brennero. Passata Verona, la Val D’Adige ci si è apre davanti in tutto il suo splendore autunnale. I boschi in parte ancora verdi, in parte color oro. Di tanto in tanto ci passano di fianco alberi, ai lati dell’autostrada, con la chioma come una vampata di fuoco. Meno male che il paesaggio ci rallegra, perché inizialmente avevamo entrambi il magone, un po’ per aver lasciato a casa Riccardo e un po’ per il timore di tutto quello che verrà.
Certo, dire “me ne vado” è facile. Farlo è un’altra cosa. Non è poco quello che perdiamo. Ma arrivati a Trento lo spirito di avventura si è già risvegliato e, come sempre mi accade quando mi trovo in mezzo a boschi o montagne, mi sento di nuovo piena di energia. E così, dopo la sosta obbligatoria al Brennero per acquistare la vignette e salutare simbolicamente l’Italia, proseguiamo verso Nord in allegria.
La Arcadia II divora i chilometri senza fatica nonostante il carico e arriviamo a Monaco sulle due. Belle le strade di Monaco, larghe e fiancheggiate da alberi dorati nella luce obliqua del pomeriggio, con i marciapiedi larghi e ampie piste ciclabili, frequentatissime nonostante il vento freddo.
Il vento, per altro, non ci abbandonerà più per tutto il viaggio e la temperatura a Monaco è già poco gradita a noi mediterranei.
Prima tappa al Deutsches Museum, che meriterebbe almeno una giornata intera da quanto è grande e ricco di attrazioni. Noi purtroppo abbiamo i minuti contati prima della chiusura e perciò ci limitiamo alla sala della navigazione e a quella dell’aeronautica – grande passione di Marco. Ci piace molto poter camminare liberamente in mezzo alle navi e agli aerei esposti e poter toccare con mano quasi ogni cosa – solo per fare un esempio c’è un vero veliero con le vele spiegate, un battello a vapore, una “fetta” della fusoliera di un Boeing con annessi ala, motore e carrello, mentre all’estremità opposta della sala trova posto l’intera prua dell’aereo con la cabina di pilotaggio. In questo museo si respira un’aria di futuro e di amore per la conoscenza e per l’innovazione e contribuisce alla magia di questo viaggio “verso l’ignoto”. In serata poi ci prendiamo una botta di freddo per visitare il centro storico e torniamo in albergo esausti ma felici (la sottoscritta, che non regge l’alcool, era per di più gonfia di birra bavarese, visto che la dose minima è mezzo litro!)
Sabato rotta per Berlino. Le autostrade tedesche meritano la fama di cui godono, il traffico è scorrevole e ordinato, anche se rapido, e la guida molto meno faticosa del previsto. Spostandosi verso nord il paesaggio, quasi sempre boscoso, mostra sempre di più i segni dell’autunno che avanza e si trasforma quasi in inverno. Sotto un cielo grigio pallido, al giallo oro si succede il rosso che punteggia grandi boschi di conifere verde cupo. A tratti, i rami e l’erba sono coperti da una patina argentata di brina, o forse di sottile nevischio portato dal vento che imperversa incontrastato. Campi e boschi immensi e pochi centri abitati, che paese vasto! E frequenti sono gli incontri con le grandi pale eoliche, che io trovo bellissime (come si fa a dire che rovinano il paesaggio?).
Con l’ultima luce del pomeriggio – la luce obliqua a mezzogiorno già ci aveva dato un presagio del Nord cercando di spaventarci – ci infiliamo nel caos del traffico berlinese cercando il nostro albergo e finiamo a visitare la città col buio e con un vento freddo come una lama che ci penetra anche sotto i vestiti invernali (del resto, la temperatura è prossima allo zero). Infatti il giro più bello lo facciamo la mattina dopo, grazie a un’alzataccia (non c’è in giro neppure una caffetteria aperta in cui fare colazione), e senza essere risparmiati dal vento, ma devo dire che la vista di Berlino vale tutti i disagi - non tenterò la descrizione essendo del tutto incompetente in campo architettonico, anche perché abbiamo avuto poco tempo per approfondire, dico solo che sia i monumenti classici che le costruzioni più moderne sono davvero impressionanti e carichi di una bellezza piena di forza. Anche qui come al Deutsches Museum, come nel vedere i campi di pale eoliche lungo la strada, rimaniamo impressionati dalla spinta verso il nuovo e ci viene da chiederci se l’Italia non sia troppo arroccta sulle glorie del passato e incapace di guardare avanti e immaginare il futuro.
E infine arriva l’ultima tappa sul “Continente”… e nel primo pomeriggio di domenica eccoci sulla riva del Baltico in attesa del traghetto per la Svezia!

Eccoci qui, siamo ancora vivi!

Siamo a Norrkoping da due giorni e finalmente riesco ad aggiornare il blog. Grazie a Silvia e Gabriele che ci hanno accolti come fratelli, l’impatto con la nuova realtà è stato dei migliori e stiamo già cominciando a sentirci a casa. Ieri abbiamo “preso possesso” dell’appartamento e oggi, dopo i primi contatti con la burocrazia, con l’aiuto di tutti abbiamo acquistato, trasportato e iniziato a montare il mobilio essenziale. Prossimamente scriveremo di più della nostra città e del nostro “nuovo inizio”. Per ora vorrei soprattutto ringraziare voi che ci avete fatto gli auguri e ci avete fatto sentire il vostro sostegno, anche se non ci conosciamo di persona – grazie davvero, è un aiuto morale prezioso!
Pubblicherò una descrizione del viaggio che ho scritto man mano – magari in due parti visto che al momento non abbiamo molto tempo né facile accesso a internet.