lunedì 21 febbraio 2011

Genitori in Svezia

Questo è un post che dedico a mia madre, che mi ha chiesto di parlare delle differenze tra essere genitori in Svezia e in Italia.

La rivista svedese più popolare sull'argomento "figli" non si chiama "Donna e Mamma", ma bensì "Noi Genitori" (Vi Föräldrar). Ce ne sono anche altre, per esempio "la guida dei genitori". In realtà, nemmeno cercando tra le riviste "femminili" sono riuscita a trovarne una sui bambini dedicata esclusivamente alle donne. Ce n'è sì una che si chiama "Mamma", ma parla più di salute in gravidanza, allattamento ecc. che non di come tirare su la progenie. A giudicare dalle edicole, altre cose sono considerate "femminili", come il ricamo o il lavoro a maglia, ma in Svezia i figli sono questione di coppia.

Il congedo parentale qui dura 460 giorni di cui 390 (circa 13 mesi) all'80% dello stipendio e i rimanenti 70 a un livello più basso. Due mesi del congedo a "stipendio" più alto sono riservati per ciascuno dei genitori (cioè, se il padre o la madre non ne usufruiscono, vengono persi), il periodo rimanente può essere suddiviso come si vuole tra mamma e papà. Da notare che c'è un tetto massimo per l'assegno mensile per cui che ha un reddito medio-alto non prenderà l'80% dello stipendio ma meno.
Poichè anche nella paritaria Svezia il reddito degli uomini è mediamente più alto di quello delle donne, questo è un disincentivo per il padre. Tuttavia secondo i dati dell'ente previdenziale svedese, più del 80% dei padri prendono il congedo. Per incentivare ulteriormente questa tendenza è stato creato lo Jämtställdhet bonus, bonus di parità. Tanto più equamente i genitori si dividono tra loro il congedo, tanti più soldi ricevono, come sconto sulle tasse l'anno successivo, fino a circa 1400 euro per una divisione "50-50". È assolutamente indifferente ai fini del congedo parentale che i genitori siano o meno sposati o conviventi.

I giorni di congedo sono a disposizione dei genitori fino al compimento degli 8 anni di età del bambino e si possono utilizzare come si vuole, tutti insieme in modo continuativo o divisi in periodi più o meno lunghi o perfino alcune ore al giorno per lavorare part time senza subire una drastica diminuzione del reddito. In pratica, gli asili svedesi non accettano bambini al di sotto dell'anno di età per cui la situazione più comune è utilizzare la maggior parte del congedo nel primo anno.
Il congedo parentale può anche essere usufruito dalla madre fin da due mesi prima del parto, se lo vuole, per stare a casa dal lavoro o fare un part/time.

Qui bisogna notare una differenza fondamentale tra Svezia e Italia. Secondo la legge italiana, la madre deve astenersi dal lavoro per 5 mesi (congedo obbligatorio di maternità), di cui 2 prima del parto e 3 dopo (eventualmente 1 e 4 con certificato medico della ASL). Questi 5 mesi di congedo obbligatorio, in Italia non sono fruibili dal padre salvo in casi eccezionali (es. grave malattia della madre). In Svezia non c'è alcun obbligo e la decisione della donna di stare a casa prima del parto e nei mesi immediatamente successivi sarà esclusivamente personale. In pratica la maggior parte delle donne stanno a casa un po' prima del parto e per i primi mesi di vita del bimbo, anche per poterlo allattare, ma non è un obbligo.

Un'altra differenza fondamentale sta nel fatto che la fruizione del congedo parentale non è in alcun modo legata al tipo di situazione lavorativa. L'unico requisito per ottenere l'assegno di genitorialità è di aver prodotto un reddito da lavoro almeno nei sei mesi precedenti o, se disoccupati ma precedentemente impiegati, di non aver smesso di lavorare da più di due mesi. Chiaro che il reddito dev'essere stato regolarmente dichiarato, ma qui l'evasione fiscale è quasi inesistente e se si pensa che il sistema previdenziale risarcisce, in caso di malattia o invalidità, proprio sulla base del reddito dichiarato, si capisce bene il perchè.
Con reddito da lavoro si intende qualsiasi attività, come dipendente a tempo determinato o indeterminato, precario, occasionale, libero esercente, partita IVA o quel che vi pare, non fa differenza. Per cui la signora che si mantiene facendo la pedicure in casa la sera ha esattamente gli stessi diritti della manager in carriera o del dipendente del Comune.
Si conta come reddito anche la borsa di studio che gli studenti ricevono per mantenersi all'università, per cui fare un figlio durante gli studi non è impossibile anche senza ricorrere all'aiuto dei nonni, ed in effetti è una situazione abbastanza frequente. E anche chi è disoccupato o occupato da meno di sei mesi ha diritto ad un assegno "minimo" di genitorlialità dall'importo di circa 500 euro mensili.
Nato il bimbo, ai genitori viene automaticamente assegnato un altro contributo, il Barnbidrag, circa 110 euro mensili per ciascun bambino presente in famiglia oltre ad un contributo aggiuntivo per famiglie numerose. La cosa per me strana è che il barnbidrag viene dato a tutti indipendentemente dal reddito. L'idea è che sono soldi del bambino, che la famiglia può usare per le spese correnti se ne ha bisogno oppure mettere via per il suo futuro.
Quindi riassumendo: congedo parentale per tutti, precari e non, inclusi gli studenti. Più di un anno di congedo, quell'anno che in molti ritengono essere critico per lo sviluppo del bambino (e io concordo, per esperienza). Incentivi per la divisione del congedo tra i due genitori. Contributo mensile a tutte le famiglie con bambini.
Ah già, c'è anche una legge che obbliga tutti i Comuni a fornire un posto all'asilo a tutti (100%) i bambini al di sopra di un anno di età i cui genitori lavorano o studiano.
Fin qui le leggi. Poi c'è il fattore culturale, illustrabile con un esempio.
Quando stavo finendo la specialità, una mia collega che aveva finito da poco fece un colloquio con il primario di un pronto soccorso che aveva urgente bisogno di personale. Se non sbaglio, erano "sotto" di 3 medici, non poco per dover coprire i turni 24/24. Questa situazione non è affatto infrequente in Veneto, un po' tutti gli ospedali piccoli hanno lo stesso problema. E allora perchè la sottoscritta se n'è ingratamente andata abbandonando la terra natìa?
La mia collega era brava (più di me), competente e a mio parere qualunque primario avrebbe dovuto fare carte false per tenersela. Il colloquio andò bene finchè il tipo non le disse con tutta naturalezza: "sei brava e io ti prendo, ma mi devi promettere di non andare in maternità per almeno 3 anni". La mia collega rifiutò il posto.
Cioè. A 30 anni, dopo che ne hai studiati 11 e penseresti di mettere le basi per la tua vita. E se succede così a un medico, che ha una professionalità richiesta, figuratevi alla comune impiegata.
Ora l'ho detto mille volte che la Svezia non è il paradiso.
E aggiungerò che molti Paesi europei hanno ormai politiche sul congedo parentale simili o persino migliori a quelle che ho descritto.
Ma facendo il confronto con casa nostra, un po' di rabbia viene. O no?

martedì 15 febbraio 2011

Conversazioni con il piccolo guerriero

"Mamma mamma mamma mamma!"
"Sì, amore?"
"Mamma mamma vojo un biccotto!"
"No, amore, è ora di cena, non è ora di biscotti."
"Nooo! Vojo biccotto, mamma, biccotto!"
"Ho detto di no amore"
"Mamma io ho fame io...."
"..."
"Vabbè, ti do un biscotto allora... però uno solo e poi basta!"
"UHM!"...(Gnam, gnam, gnam...)

(...)

"Riccardo, me lo dai un bacino?"
"UHM!" (si avvicina... SMACK!, bacetto appiccicoso)
"Ma che bel bacino! Me ne dai un altro?"
(sorrisetto furbo)
"Eh no, mamma detto: UNO SOLO E POI BATTA!"

...................................

Richi: "Mmmm, buona chetta pizza!"
Marco: "Ti piace la pizza, eh?"
Richi: "Papà, pecchè la pizza è buona, papà?"
Marco: "Eh, perchè l'ha fatta la mamma..."
Richi: "Mmmm..." (gnam gnam gnam, sorrisino) "E pecchè mamma fatto la pizza?"
Marco: "Eh, perchè la mamma è brava!"
Richi: "Mmmm..." (gnam gnam, sorrisetto furbetto, fa per parlare ma il papà lo guarda storto)
"Mmmm" (gnam gnam gnam, improvvisa illuminazione e aria di sfida)
"E... come mai la mamma è brava?"


giovedì 13 gennaio 2011

Poesia del mese

Dedicata a mio fratello, a tutti i matematici e fisici della mia famiglia che da sempre con umiltà riconoscono che queste bestiole capiscono l'Universo meglio di loro... e a tutti i gattofili!

Ode al gatto

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Pian piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca d'imitare la mosca,
ma il gatto
vuole solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una cosa sola
come il sole o il topazio,
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore sen'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perchè tutto
è immondo
per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un irreperibile velluto,
probabilmente non c'è
enigma
nel tuo contegno,
forse non sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare un gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

Pablo Neruda (trad. Roberto Paoli. Da Pablo Neruda, Poesie (1924-1964), Rizzoli 1988)

mercoledì 12 gennaio 2011

Viva la mamma (e il papà)

I miei ricordi di bambino continuano a venire fuori ogni tanto. Pensieri ricorrenti.

In alcuni di questi momenti mi trovo a Milano, sulle scale della casa in via Vespucci 7 e dico a mia mamma "il popà (papà [ndt]) è già giù!", avrò avuto 2 anni e mezzo. Oppure sto per andare al parco e in ingresso mio papà mi sta chiudendo un giubbottino di velluto, con 2 bottoni e una chiusura lampo. Oppure siamo in strada a sistemare la Dyane 6 per il freddo. Immagini molto vivide.

In altri invece sono a Valle Martella, in provincia di Roma. Il posto più bello dove un bambino possa passare l'infanzia: natura, libertà, pericoli, guerriglia e bande di ragazzini.
Qui sono un po' più grande, e quindi anche i "filmini" nella mia memoria sono più complessi.

Che forte quella volta che io e mio padre eravamo giù in laboratorio (avrò avuto 5-6 anni) e mia mamma arriva con l'aria furbetta. Dietro la schiena nasconde un uovo d'oca (il primo) e si gode le nostre espressioni quando ce lo mette in mano! E quella volta che mia sorella ha trovato una pecora nel garage? È passata alla storia. E ancora l'altalena, o le albicocche in piscina!

Mi piace avere questi ricordi. Anche se mi sembrano pochi in confronto a tutta la mia vita… chissà dove sono finiti gli altri giorni.
Sono piccoli avvenimenti visti con gli occhi di un bambino, e a rivederli da grande mi fanno pensare tante cose.
Mi fanno pensare ad esempio a quanto mi hanno dato mio padre, mia madre, il nonno Michele che mi ha insegnato a riparare le ruote bucate della bici…

Mi hanno dato tanto amore, tante cure, hanno sperato che non mi succedesse nulla. Chissà quanto hanno pensato a me. E anche a mia sorella…
Quando sei bambino non le pensi queste cose, ma ora che sono un papà è diverso. Ora queste stesse cose le provo per mio figlio, e posso ben comprendere.

Chissà se si sono chiesti le stesse cose che mi chiedo io per Rocket. Forse si, forse no. Erano altri tempi. Se solo penso a quanto hanno lavorato per la famiglia, per darci qualcosa. Certo hanno cercato anche di consigliarci per il nostro futuro, ma poi sai… i conflitti tra teenager e "matusa", le opinioni "leggermente" differenti (pur avendo le stesse idee di base). Va a finire che la tua strada la trovi da solo.

Beh, se sono dove sono adesso, e se ho quel che ho lo devo anche a loro, a quello che mi hanno insegnato ad essere.

Mi ricordo mio padre che un giorno mi chiese: "Ma tu cosa ci fai con il computer?". E sarà stato 10 anni fa o più (giuro che non mi ricordo cosa gli ho risposto) ma dopo qualche anno avevo una azienda mia… Dopo qualche altro anno ho comprato casa ecc.

E adesso che cammino nella neve tutti i giorni, ora che le mie invenzioni sono di importanza strategica un'azienda che sta a quasi 3000 km dai luoghi della mia infanzia (e domani grande show ad Oslo!), ora che mio figlio dice "bi-plano" e "bil da corsa" e che parla con i nonni via Skype, beh… quanto mi scoccia passare il compleanno di mia mamma quassù!

Si perchè la mamma è sempre la mamma! E quello che vuoi veramente è soltanto darle soddisfazione.

Tanti auguri mamma!

Eh… si…
Poi c'è l'altra mamma, l'Italia. Si, quella che io chiamo sempre italia. Perchè la I maiuscola se l'è persa negli ultimi 20 anni di menefreghismo di tutto e di tutti, a partire dai politici, e a finire dai cittadini.
È per colpa del troppo menefreghismo generale che ce ne siamo venuti via, non perchè odiamo la nostra patria. Quello che è stato un grande paese ormai è stato quasi completamente spogliato di tutto (voglia di fare inclusa).

Se tutti i grandi PADRONI si ricordassero che se adesso sono proprietari di grandi ricchezze ai caraibi e grandi panfili e grandi ville ecc. ecc. e se Marchionne si ricordasse che tutte le volte che la Fiat ha detto "siamo in crisi, licenziamo tutti" il governo di turno usava le tasse dei cittadini per fare le rottamazioni… È inutile sprecare parole che tanto non gliene frega niente a nessuno.

Beh… Viva l'Italia. Se solo l'italia si svegliasse…

martedì 4 gennaio 2011

Nuovo anno, nuovo lavoro

Questa settimana della Befana, figura a me cara, per celebrare degnamente sono a casa dal lavoro e mi dedico all'addestramento del piccolo guerriero. Si comincia con la corsa (mia) per passare alle flessioni (sempre mie, pancia permettendo, per cercare i pezzi del Lego sotto al divano), seguite da prove di destrezza manuale, smontaggio e rimontaggio aereoplani ed elicotteri, scalata, paracadutismo dal divano alla mamma, demolizione edifici Lego e così via. Meno male che il Pupo mi tiene in esercizio perchè varcato il confine del settimo mese la pancia comincia a pesare e farsi ingombrante.
Sabato ho il mio ultimo turno in Pronto Soccorso e tirerò un sospiro di sollievo. Finora me la sono cavata, anche nonostante l'affollamento dei giorni tra Natale e Capodanno. La piccola/o sembra apprezzare il movimento e scalcia divertita quando mi affretto ondeggiando per il corridoio. Del resto, Riccardo-in-pancia si dovette sorbire per mesi il su e giù dai ponti di Venezia e le corse per il treno. Ma la pancia ha iniziato a protestare e la mia ostetrica a guardarmi con severità, quindi è ora di smettere.
Ora vado a fare una cosa nuova. Questo lavoro l'ho chiesto ancora a giugno e non l'avevo pianificato apposta, di iniziare proprio al settimo mese, ma capita a fagiuolo perchè dovrebbe essere un'attività più tranquilla.
Visto che ho scoperto, durante la mia ultima visita al vecchio reparto in Italia, che una quantità di ex colleghi mi seguono, descriverò di cosa si tratta, sperando di non annoiare i non adetti ai lavori.
Vado ad occuparmi di diagnostica: sostanzialmente test da sforzo, ecocardiogrammi, spirometria e Doppler vascolare. Qui in Svezia c'è una specialità apposita per chi segue la diagnostica funzionale (cioè gli esami per misurare la funzione di cuore, circolazione, polmoni ecc, NdA) che include anche parte di ciò che nel Resto del Mondo è la medicina nucleare (uso di sostanze radioattive allo scopo di misurare la funzione di organi e apparati NdA). Si chiama Fisiologia Clinica, abbreviato Klin Fys. Da poco si è deciso che i futuri specialisti di questa disciplina debbano avere anche una formazione radiologica, cioè debbano saper interpretare le normali "lastre", le TAC e le immagini di risonanza magnetica. Questo perchè si pensa che in futuro, con gli sviluppi tecnologici, i due campi tenderanno sempre più a sovrapporsi. Per cui il corso di specialità durerà sei anni: tre in diagnostica funzionale e tre in radiologia. È molto diverso dal sistema italiano e di altri Paesi, in cui è un medico clinico, per esempio cardiologo, che esegue la maggior parte di questi esami. Non sono convinta che, in generale, il fatto di avere uno specalista a parte rappresenti un vantaggio e aspetto di vedere come funzionano le cose in pratica. Ma per il momento e per quanto mi riguarda questa disciplina mi attira molto e mi dà la possibilità di approfondire un campo che in precedenza ho solo "assaggiato".
Inoltre, si tratta di un lavoro più pianificabile del mio attuale, senza turni notturni e festivi (salvo i periodo in radiologia, ma comunque di meno). Quindi, spero, un lavoro più adatto ad una mamma di due bambini. Anche se è vero che qui in Svezia i turni di guardia sono generosamente retribuiti con soldi o ferie aggiuntive, generalmente a un bambino piccolo dei soldi non importa nulla e nemmeno che la mamma abbia una settimana di ferie in più tra due mesi. Quello che conta è la regolarità, l'andarli a prendere tutti i giorni alla stessa ora e magari la possibilitá di fare per qualche tempo un part time con giornate lavorative più corte. Tutte cose difficili per un medico d'urgenza. Quest'anno entrata ed uscita dall'asilo sono spettate soprattutto a Marco, che è stato bravissimo. Ma adesso anche lui ha un lavoro impegnativo e con la nascita della seconda/o si impone una revisione del menage familiare
È stato soprattutto con questo pensiero in testa (anche se la stellina era ancora solo nei nostri desideri) che a giugno mi sono proposta al dipartimento locale di Klin Fys. Manco a dirlo, pure lì avevano bisogno di collaboratori per cui mi hanno proposto un periodo di prova di sei mesi, che se dovessi decidere di imbarcarmi nell'impresa conterebbe ai fini della specialità. Inizio sotto supervisione ma dovrei rendermi indipendente abbastanza in fretta, si tratta in fondo di fare una seconda specialità mettendo a frutto anche l'esperienza clinica maturata con la prima.
Il secondo passo è stato ottenere l'aspettativa dal mio lavoro attuale. Considerata la carenza di personale e con il mio background italiano in cui il dipendente "appartiene" al posto di lavoro, ero certa che me l'avrebbero negata. In effetti ero anche disposta a licenziarmi. Ma nel frattempo ero rimasta incinta, sarei comunque andata in maternità nel 2011 e il mio capo ha ben pensato che non valeva la pena mettermi i bastoni tra le ruote per due mesi e mezzo.
Quindi lunedì comincio il mio periodo di prova, quando nascerà la stellina interromperò per maternità e poi riprenderò e completerò i sei mesi. Poi si vedrà, può darsi che rimpianga il mio lavoro di adesso con il contatto continuo con i malati ed i continui grattamenti di capo.
Da Klin Fys mi hanno già mandato la mail con il solito pacco di roba da leggere prima di iniziare. Ora, tra un Lego e un trenino, devo ripassarmi tutto su elettrocardiogramma e test da sforzo, non voglio assolutamente arrivare impreparata!

giovedì 23 dicembre 2010

Elefanti rosa

Pensavo che nulla potesse esserci di più massacrante di un bimbo di 2 anni.
Invece, il party aziendale natalizio… No dai in realtà è stato quasi tranquillo… quasi.
Il programma della serata era chiaro: ci si trova qui alle 1800 (eighteen-hundred), si gioca con la WII, si beve come "maniacs" poi si va a mangiare.

Ora, il rapporto tra gli svedesi e l'alcool è particolare, ma io sono italiano e quindi non sono proprio uno sbarbatello. Un'antica leggenda narra del branco di bisonti che corre più veloce man mano che le bestie più deboli muoiono, e il parallelo con le cellule più logore del tuo cervello che ammazzi bevendo alcool viene facilmente. La morale? Dopo che hai bevuto come un alcolista anonimo il tuo cervello funziona meglio.

I problemi iniziano quando hai a che fare con i tuoi colleghi, aggiungere alcool alle già profonde deformazioni professionali significa aprire il vaso di Pandora.
La presenza del Big Boss ha amplificato (se possibile) gli effetti. Tutti hanno cercato di bere più di lui… ehm… credo.

I discorsi hanno iniziato ad andare sul tecnico spinto, e sono saltate fuori delle idee e delle soluzioni tecniche molto sofisticate. Nuove funzionalità per il prodotto di punta dell'azienda. Certo in alcuni casi ci siamo resi conto che si parlava di Star Trek, ma per altre cose i numeri c'erano tutti.

Beh potete immaginare come è andata a finire la serata suppongo. Ma quello che non potete immaginare è l'evoluzione.
Si, perchè il lunedì seguente, questi disgraziati (che cari), hanno ben pensato di organizzare una bella riunione tecnica.

Di lunedì mattina.

In svedese.

Cercando di ricordare i dettagli tecnici immaginati da mezzi sbronzi, mentre si beveva ulteriormente.

Beh che dire. Se non pensi ad un po' di fantascienza non farai mai innovazione.
Inoltre, anche Dumbo, l'elefantino volante di Walt Disney, se non avesse bevuto il vino accidentalmente, non si sarebbe mai accorto dei suoi poteri (c'è un film-documentario del 1941 che lo prova!).

Quindi, visto l'appropinguarsi delle festività natalizie, consiglio a tutti di festeggiare e divertirsi alzando un po' il gomito.

Tanti auguri… Hic!!!

venerdì 17 dicembre 2010

Stranieri alla terra

L'ultimo post era pericoloso, lo ammetto, la prova sono i pochi commenti a differenza del numero di lettori. Ok, nessun problema. Cambiamo registro per oggi.

Ieri, giornata da fantascienza, il cielo color grigio scuro metallizzato con riflessi tipo "arrivano gli alieni". La luce scaturisce dal terreno innevato, bianchissimo. Una bufera di neve spruzza fiocchi dappertutto, te li schiaffa dietro le orecchie, te li infila nelle tasche della giacca. La cosa strana è che fa caldo. L'impressione che hai almeno è questa. Cosa vuoi che sia ormai -1?

Oggi è una giornata molto più "lagom". La luce è strana, diffusa, il cielo e la terra hanno quasi lo stesso colore grigetto avio. Continua a nevicare ma con un venticello leggero, i fiocchi ti arrivano addosso con gentilezza, quasi a salutarti, ad augurarti il buongiorno.

Appena esco di casa sento i soliti corvi, inquilini del nostro boschetto, che si offendono tra loro. Ma non se ne vanno mai questi? Inizio a camminare nella neve fresca e morbida verso il parcheggio. Ad un tratto un grido lontano mi blocca. Sembrava una civetta. Mi fa ricordare la "nostra" Civetta, nel nostro piccolo paradiso in italia. Quella che di notte veniva ad appollaiarsi sul nostro albicocco, vicino la nostra camera da letto. Veniva a fare la guardia, a controllare che tutto andasse bene, e quando c'era lei noi ci sentivamo felici e protetti.
Ma una civetta… qui? Ora? No probabilmente mi sono sbagliato, forse erano i bambini dell'asilo.
Tendo l'orecchio, ecco, un altro urlo di bestia. Si sono i bambini dell'asilo, stanno facendo casino.

Ok, andiamo, l'ufficio ci aspetta.

La città è "sporca". Mucchi di neve ammonticchiati quasi distrattamente in parte alle strade. Si vede che ieri ne è venuta giù parecchia, gli spazzaneve hanno liberato grezzamente le strade, oggi e domani spianeranno e sistemeranno tutto.

Arrivo vicino al mio ponte, dove mi fermo sempre a guardare la cascata, che ogni giorno ha un colore diverso. Qui la zona è un po' più aperta, il vento più teso mi spruzza un po' di neve in faccia. Un gabbiano passa ad alta quota sopra le case, lo sento più che vederlo.

Hej, gabbiano, per volare oggi devi essere proprio appassionato come Jonathan!

Non faccio in tempo a finire il pensiero che si abbassa e mi passa davanti con una lenta virata in scivolata d'ala, bellissima. Continua a scendere come un aliante e passa sopra lo specchio d'acqua grigio scuro, quasi nero in contrasto con la neve sulle rive.
Un colpo d'ali, una cabrata, e via, scomparso.

Che invidia!