Questo è un post che dedico a mia madre, che mi ha chiesto di parlare delle differenze tra essere genitori in Svezia e in Italia.
La rivista svedese più popolare sull'argomento "figli" non si chiama "Donna e Mamma", ma bensì "Noi Genitori" (Vi Föräldrar). Ce ne sono anche altre, per esempio "la guida dei genitori". In realtà, nemmeno cercando tra le riviste "femminili" sono riuscita a trovarne una sui bambini dedicata esclusivamente alle donne. Ce n'è sì una che si chiama "Mamma", ma parla più di salute in gravidanza, allattamento ecc. che non di come tirare su la progenie. A giudicare dalle edicole, altre cose sono considerate "femminili", come il ricamo o il lavoro a maglia, ma in Svezia i figli sono questione di coppia.
Il congedo parentale qui dura 460 giorni di cui 390 (circa 13 mesi) all'80% dello stipendio e i rimanenti 70 a un livello più basso. Due mesi del congedo a "stipendio" più alto sono riservati per ciascuno dei genitori (cioè, se il padre o la madre non ne usufruiscono, vengono persi), il periodo rimanente può essere suddiviso come si vuole tra mamma e papà. Da notare che c'è un tetto massimo per l'assegno mensile per cui che ha un reddito medio-alto non prenderà l'80% dello stipendio ma meno.
Poichè anche nella paritaria Svezia il reddito degli uomini è mediamente più alto di quello delle donne, questo è un disincentivo per il padre. Tuttavia secondo i dati dell'ente previdenziale svedese, più del 80% dei padri prendono il congedo. Per incentivare ulteriormente questa tendenza è stato creato lo Jämtställdhet bonus, bonus di parità. Tanto più equamente i genitori si dividono tra loro il congedo, tanti più soldi ricevono, come sconto sulle tasse l'anno successivo, fino a circa 1400 euro per una divisione "50-50". È assolutamente indifferente ai fini del congedo parentale che i genitori siano o meno sposati o conviventi.
I giorni di congedo sono a disposizione dei genitori fino al compimento degli 8 anni di età del bambino e si possono utilizzare come si vuole, tutti insieme in modo continuativo o divisi in periodi più o meno lunghi o perfino alcune ore al giorno per lavorare part time senza subire una drastica diminuzione del reddito. In pratica, gli asili svedesi non accettano bambini al di sotto dell'anno di età per cui la situazione più comune è utilizzare la maggior parte del congedo nel primo anno.
Il congedo parentale può anche essere usufruito dalla madre fin da due mesi prima del parto, se lo vuole, per stare a casa dal lavoro o fare un part/time.
Qui bisogna notare una differenza fondamentale tra Svezia e Italia. Secondo la legge italiana, la madre deve astenersi dal lavoro per 5 mesi (congedo obbligatorio di maternità), di cui 2 prima del parto e 3 dopo (eventualmente 1 e 4 con certificato medico della ASL). Questi 5 mesi di congedo obbligatorio, in Italia non sono fruibili dal padre salvo in casi eccezionali (es. grave malattia della madre). In Svezia non c'è alcun obbligo e la decisione della donna di stare a casa prima del parto e nei mesi immediatamente successivi sarà esclusivamente personale. In pratica la maggior parte delle donne stanno a casa un po' prima del parto e per i primi mesi di vita del bimbo, anche per poterlo allattare, ma non è un obbligo.
Un'altra differenza fondamentale sta nel fatto che la fruizione del congedo parentale non è in alcun modo legata al tipo di situazione lavorativa. L'unico requisito per ottenere l'assegno di genitorialità è di aver prodotto un reddito da lavoro almeno nei sei mesi precedenti o, se disoccupati ma precedentemente impiegati, di non aver smesso di lavorare da più di due mesi. Chiaro che il reddito dev'essere stato regolarmente dichiarato, ma qui l'evasione fiscale è quasi inesistente e se si pensa che il sistema previdenziale risarcisce, in caso di malattia o invalidità, proprio sulla base del reddito dichiarato, si capisce bene il perchè.
Con reddito da lavoro si intende qualsiasi attività, come dipendente a tempo determinato o indeterminato, precario, occasionale, libero esercente, partita IVA o quel che vi pare, non fa differenza. Per cui la signora che si mantiene facendo la pedicure in casa la sera ha esattamente gli stessi diritti della manager in carriera o del dipendente del Comune.
Si conta come reddito anche la borsa di studio che gli studenti ricevono per mantenersi all'università, per cui fare un figlio durante gli studi non è impossibile anche senza ricorrere all'aiuto dei nonni, ed in effetti è una situazione abbastanza frequente. E anche chi è disoccupato o occupato da meno di sei mesi ha diritto ad un assegno "minimo" di genitorlialità dall'importo di circa 500 euro mensili.
Nato il bimbo, ai genitori viene automaticamente assegnato un altro contributo, il Barnbidrag, circa 110 euro mensili per ciascun bambino presente in famiglia oltre ad un contributo aggiuntivo per famiglie numerose. La cosa per me strana è che il barnbidrag viene dato a tutti indipendentemente dal reddito. L'idea è che sono soldi del bambino, che la famiglia può usare per le spese correnti se ne ha bisogno oppure mettere via per il suo futuro.
Quindi riassumendo: congedo parentale per tutti, precari e non, inclusi gli studenti. Più di un anno di congedo, quell'anno che in molti ritengono essere critico per lo sviluppo del bambino (e io concordo, per esperienza). Incentivi per la divisione del congedo tra i due genitori. Contributo mensile a tutte le famiglie con bambini.
Ah già, c'è anche una legge che obbliga tutti i Comuni a fornire un posto all'asilo a tutti (100%) i bambini al di sopra di un anno di età i cui genitori lavorano o studiano.
Fin qui le leggi. Poi c'è il fattore culturale, illustrabile con un esempio.
Quando stavo finendo la specialità, una mia collega che aveva finito da poco fece un colloquio con il primario di un pronto soccorso che aveva urgente bisogno di personale. Se non sbaglio, erano "sotto" di 3 medici, non poco per dover coprire i turni 24/24. Questa situazione non è affatto infrequente in Veneto, un po' tutti gli ospedali piccoli hanno lo stesso problema. E allora perchè la sottoscritta se n'è ingratamente andata abbandonando la terra natìa?
La mia collega era brava (più di me), competente e a mio parere qualunque primario avrebbe dovuto fare carte false per tenersela. Il colloquio andò bene finchè il tipo non le disse con tutta naturalezza: "sei brava e io ti prendo, ma mi devi promettere di non andare in maternità per almeno 3 anni". La mia collega rifiutò il posto.
Cioè. A 30 anni, dopo che ne hai studiati 11 e penseresti di mettere le basi per la tua vita. E se succede così a un medico, che ha una professionalità richiesta, figuratevi alla comune impiegata.
Ora l'ho detto mille volte che la Svezia non è il paradiso.
E aggiungerò che molti Paesi europei hanno ormai politiche sul congedo parentale simili o persino migliori a quelle che ho descritto.
Ma facendo il confronto con casa nostra, un po' di rabbia viene. O no?