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venerdì 20 maggio 2011

Gadget per medici in congedo parentale



Da un po' di tempo sono iscritta all'associazione medica svedese (Sveriges läkarförbundet), un organismo privato che agisce da sindacato oltre a curare diverse iniziative di formazione o aggiornamento professionale, supervisionare e valutare la formazione dei giovani medici e degli specializzandi ecc.
L'associazione assolve ad alcuni compiti che in Italia spettano all'Ordine dei Medici, tuttavia a differenza che in Italia l'iscrizione non è obbligatoria. Infatti qui spetta ad un organismo ministeriale, pertanto pubblico, assicurarsi che tutti i medici che esercitano nel Regno abbiano la competenza per farlo e rilasciare la relativa abilitazione professionale.
Questo tra l'altro evita una tipica assurdità italiana nella quale sono incappata io: essendomi cancellata dall'Albo in Italia (per non pagare una tassa costosa e inutile, visto che non lavoro più lì), non posso più neppure prescrivere gratuitamente un farmaco a mia nonna senza incorrere in un "abuso della professione medica", anche se le mie competenze mediche sono tali quali a prima!

Ad ogni modo l'iscrizione all'associazione medica svedese conviene per varie ragioni, tra cui il ricevere periodicamente un'ottima rivista con articoli scientifici, aggiornamenti professionali vari e dibattiti sul mondo della sanità.
Più mondanamente, mi è arrivato proprio oggi l'avviso è stata aperta una boutique on-line dove si possono acquistare diversi gadget con il logo dell'associazione. Si tratta si penne, tazze, felpe e cose simili, ma guardate cosa ho scovato qua:
Sulla confezione c'è scritto: in congedo parentale?
Sul ciuccio c'è scritto: dottore in crescita.
In basso sulla confezione c'è il numero dell'associazione al quale ci si può rivolgere per informazioni sul congedo parentale.

Scommetto che la Svezia è l'unico posto al mondo dove l'associazione dei medici vende ciucci per i figli dei suoi membri.
Che dite, lo compro per Martina?

giovedì 19 novembre 2009

I primi giorni di lavoro

Lunedì è stato finalmente il grande giorno che attendevo con un misto di trepidazione e di autentica fifa. L’appuntamento era per le dieci, infatti sulle carte che mi hanno fatto avere dall’ospedale c’è scritto: “non cominci prima delle 10 affinchè tu possa ricevere il miglior benvenuto possibile il primo giorno di lavoro” Suona bene no? Soprattutto per noi che siamo abituati a un benvenuto del tipo “lì ci sono i tuoi pazienti, arrangiati”.
Sveglia prestissimo perché dovevamo ancora sistemare un po’ di questioni del nido, così tra una telefonata e l’altra non ho avuto il tempo di preoccuparmi. Poi via, all’ospedale, dove sono arrivata con molto anticipo e questo mi ha dato la possibilità di soffermarmi nell’ingresso a studiare la piantina dell’edificio. Dopo un paio di minuti, vista evidentemente la mia aria da straniera sperduta, mi si è avvicinata una gentilissima volontaria della Croce Rossa che mi ha chiesto se poteva aiutarmi… un po’ vergognosa, l’ho ringraziata e ho proseguito.
Dovevo incontrare la responsabile amministrativa del mio reparto (qui la responsabilità di un dipartimento è divisa tra due persone, una che potremmo chiamare il “primario”, che si occupa della parte medica e una che sovrinetnde, appunto, a quella amministrativa), una signora al tempo stesso molto gentile ed estremamente efficiente che aveva già provveduto, oltre che alle formalità relative alla mia assunzione, a molte necessità pratiche e quindi nel giro di pochi minuti mi ha rifornito di: cercapersone, divisa, chiave magnetica per le porte con accesso riservato, codici e password varie e chiave di un ufficio provvisorio, ma che con mia grande gioia condividerò con Silvia e dove, meraviglia, ho una scrivania e un computer tutti per me (in realtà però gli ultimi 2 giorni sono stati così frenetici che non ho fatto in tempo a provarli!). Poi ha speso ben due ore del suo prezioso tempo ad accompagnarmi in giro per l’ospedale mostrandomi l’ubicazione dei vari reparti e servizi e illustrandomi alcune informazioni di base. Non ha mancato di informarsi del benessere di Riccardo, che sembra sia già famoso, forse grazie a Silvia e quindi, incoraggiata, ho trovato il coraggio di farle la domanda che mi stava più a cuore e cioè come fare se il bimbo si ammala. Per tutta risposta ho ottenuto uno sguardo meravigliato: be’ è OVVIO che se il bimbo si ammala devo stare a casa, basta comunicarlo entro le 8 del mattino e LEI si occuperà di trovare un sostituto… intendevo forse chiedere quali moduli devo compilare per essere rimborsata? E qui mi sono resa conto che si tratta davvero di un altro mondo.
En passant, tra una visita al centro dialisi e una alla saletta del caffè, mi ha comunicato che tutti i dipendenti del sistema socio-sanitario regionale hanno diritto a un rimborso fino a circa 150 euro l’anno per fare sport (!!!!!).
Dimenticavo di dire che l’intera conversazione si è svolta in svedese, ma in modo talmente chiaro e tranquillo che ho capito quasi tutto.
Per pranzo sono stata “presa in consegna” dal responsabile del Pronto Soccorso e sono finita a tavola tra lui e un altro collega più anziano che mi sorrideva benevolmente sparando intanto domande a raffica sull’Italia in generale e sulle mie esperienze da medico in particolare. Tutti qui non prendono sul serio le mie preoccupazioni sulla lingua, visto che Silvia ha imparato lo svedese in un mese e si dimostrano convinti che farò altrettanto (magari….). Di conseguenza mi parlano a raffica e a fine giornata ho la testa che mi scoppia.
Il pomeriggio l’ho passato tra una visita guidata del Pronto Soccorso, di cui è in programma una grande riorganizzazione e un primo assaggio del reparto in cui lavorerò per le prossime due settimane. Questo reparto è dedicato agli stroke sia in fase acuta che in corso di riabilitazione e alle altre malattie neurologiche, ciononostante ci lavorano quasi solo internisti con la possibilità di consultare un neurologo al bisogno. Come una vera stroke unit, dispone alcune telemetrie che vengono usate nella fase acuta ma anche di una palestra per la riablitazione, di fisioterapisti, logopedisti e psicologi “interni” e ci sono un infermiere professionale e un operatore ogni 7 letti!!! (e questo nonostante NON si tratti di un reparto semintensivo, scusate la precisazione per gli addetti ai lavori). Il lavoro è organizzato per squadre e il “giro” comincia sempre con un breefing in cui si discutono le novità relative a ciascun paziente e al quale partecipano tutti in ugual misura, fisioterapisti, operatori, infermieri, medici ecc ecc. Questo significa che quando il lavoro clinico inizia, tutti sono già informati di quello che c’è da sapere… e anche se per il momento capisco solo un 40% di quello che viene detto, vi assicuro che si parla proprio di tutto, dallo stato psicologico di un paziente, alle domande che pongono i suoi familiari, al piano di assistenza una volta che tornerà a casa e dovrà magari far fronte a una disabilità, insomma al centro c’è la persona e non la sua malattia. Inoltre il giro viene ripetuto allo stesso modo a fine giornata cosicché l’aggiornamento sulle novità è continuo.
L’organizzazione del lavoro qui è considerata molto importante e poco viene lasciato al caso. Ci sono tutta una serie di supporti informatici per gestire la cartella clinica (che non è mai cartacea neppure in parte), che per un neofita sono piuttosto complicati e infatti sto facendo abbastanza fatica. E’ infatti previsto un corso per imparare a usare questi programmi, ma per me non c’era posto fino a metà dicembre e così martedì sono stata affidata a una segretaria che, in circa un’ora e mezza, mi ha spiegato il funzionamento di base e nel contempo mi ha introdotta alle principali routine amministrative. Rimango ancora stupita dalla quantità di tempo che viene “investito” su di me per permettermi di imparare. Qui sembra che ogni persona sia considerata una risorsa preziosa e viene fatto ogni sforzo per metterla in condizione di “funzionare” bene all’interno della squadra, per cui mi sembra che basti davvero la buona volontà e la voglia di fare per integrarsi.
Infatti sempre martedì ho assistito a un meeting di tutti i medici del dipartimento dove sono stata anche presentata ufficialmente, in cui all’ordine del giorno c’era appunto “cosa fare per migliorare il reclutamento nel nostro reparto” cioè per fare in modo che studenti, tirocinanti e specializzandi che ci passano per necessità, abbiano voglia di rimanerci… come migliorare il livello della formazione, come migliorare l’ambiente di lavoro, la comunicazione e la collaborazione tra i medici esperti e quelli che stanno imparando. Va bene, è vero che in tutta la Svezia c’è carenza di medici, ma credo di non aver bisogno di fare commenti.
Ieri, infine, oltre a familiarizzare meglio con il reparto, ho avuto il corso di rianimazione cardiopolmonare di base e avanzata che viene fatto, di routine, a tutti i nuovi arrivati. Vi dico solo che, quando ho iniziato a lavorare da specializzanda a Padova, mi sono posta il problema di imparare a gestire un arresto cardiaco e l’unica soluzione che ho trovato è stata…. Iscrivermi da sola a un corso a pagamento!!!!!
La mia insegnante era un’infermiera specializzata che lavora in cardiologia. Ci siamo molto divertite perché il metodo ACLS (advanced cardiac life support, in svedese A-HLR) è piuttosto semplice ed uguale in tutto il mondo e poiché per me si trattava più che altro di un ripasso, bastavano due parole per intenderci… solo che quelle due parole dovevo dirle in svedese il che vuol dire che mi spiegavo più che altro a gesti!! Comunque, oltre al vocabolario essenziale e a un buon ripasso delle procedure, che non fa mai male, adesso ho imparato dove si trovano il defibrillatore (c’è un posto standard uguale per tutti i reparti) e una serie di altre cosucce utili e mi sento meno un pesce fuor d’acqua… anche se spero di non dover mettere in pratica niente prima di poter abbandonare il linguaggio dei segni!!!!